Fabbriche animali

Il settore zootecnico consuma il maggior numero di animali in termini di quantità. Spazi sovraffollati, luce artificiale, nessuna possibilità di mettere in atto comportamenti naturali: questa è la realtà degli allevamenti intensivi, nei quali gli animali destinati al consumo alimentare umano trascorrono la loro breve vita, spesso dovendo ridurre al minimo i movimenti. Un esempio? I bovini da ingrasso, costretti praticamente all’immobilità per evitare il dispendio di energie che rallenterebbe l’accumulo di peso.

Il sovraffollamento è una caratteristica comune degli allevamenti. I conigli, ad esempio, vengono allevati in due o tre nella stessa gabbia, nell’impossibilità di girarsi su sé stessi, in una situazione di stress tale da renderli inappetenti e da dover essere imbottiti di integratori chimici.

Una detenzione del genere dà luogo a patologie fisiche, contrastate con un massiccio uso di farmaci, che ha come effetto collaterale lo sviluppo di microrganismi resistenti, e il conseguente intensificarsi dei trattamenti antibiotici.

Per un'informazione completa sui rischi sanitari legati all'allevamento degli animali, leggi il nostro dossier. 

La LAV svolge un’azione di costante informazione sulla realtà dell’allevamento di animali a scopo alimentare e, di volta in volta, sceglie settori specifici d’intervento in concomitanza con revisioni o conferme delle direttive europee (in collaborazione con Eurogroup for Animals e la Coalizione Europea per gli animali d’allevamento – ECFA), attività legislative in corso, investigazioni e attività di controllo da organi comunitari o nazionali in seguito a violazioni delle norme.