Galline ovaiole

L’80% delle galline ovaiole allevate in Italia vive in gabbie di batteria, che lasciano loro pochissimo spazio per muoversi, incolonnate in file che arrivano anche a sei piani, in cui residui di mangimi e escrementi franano sui piani inferiori e sugli animali imprigionati.

Circa 39 milioni di galline soffrono per danni psicologici – la reclusione le rende aggressive, spesso addirittura cannibali, al punto che è necessario tagliare loro il becco – e danni fisici – dall’osteoporosi alla frattura delle ossa, dalla deformazione degli arti alla crescita incontrollata delle unghie, tanto da girarsi intorno alle gabbie.

La Direttiva del Consiglio dell'Unione europea 1999/74/CE ha imposto, dal 1° gennaio 2012, la modifica delle gabbie di batteria convenzionali. 

Le gabbie devono prevedere almeno 750 cm² di superficie a disposizione di ciascuna gallina, un nido, lettiera, posatoi e dispositivi per accorciare le unghie in modo da soddisfare i loro bisogni biologici e comportamentali.

Nonostante 14 anni di tempo avuti a disposizione per mettersi in regola con la normativa europea, molti allevatori lamentano difficoltà economiche per procedere all’adeguamento delle gabbie. Ciò ha causato in poco più di un anno l’apertura di ben due procedure di infrazione da parte della Commissione Europea a carico dell’Italia.

La LAV ha più volte denunciato la cronicità dell’atteggiamento di parte degli allevatori di ovaiole italiani, chiedendo indagini a 360 gradi sui possibili profili di illegalità.

Scopri la realtà dietro l'allevamento delle galline ovaiole nel nostro dossier.