Mucche a terra

Dopo una vita passata a partorire cuccioli per produrre latte per l’uomo, arriva il momento in cui la mucca non è più in grado di reggere i ritmi richiesti dal mercato. Per lei, però, non è prevista la pensione: la fine che la aspetta è il mattatoio.

Spesso, a questo punto, la mucca non è più in grado di camminare: massacrata da ritmi produttivi forzati oltre ogni limite e letteralmente consumata, non riesce ad alzarsi e rimane accasciata. Per questo viene definita “mucca a terra”. La sua sofferenza, però, non è presa in considerazione: deve arrivare viva a destinazione, perché se muore prima di arrivare al macello non si potrà ricavarne alcun guadagno.

A questo punto inizia per lei un vero e proprio calvario. Nonostante le normative vietino che siano spostati animali malati, o feriti - non in grado di deambulare autonomamente, quindi non idonei al trasporto - le mucche a terra vengono spinte, trascinate con una catena o una fune legate a una o a due zampe, caricate con mezzi meccanici come pale di trattori, imbracate sommariamente e scaricate nel camion con l’ausilio di elevatori, verricelli e altri mezzi.

Vere e proprie torture che non di rado vengono accompagnate dall’uso di bastoni o pungoli elettrici utilizzati in varie parti del corpo, incluse le zone genitale e anale.

La LAV ha denunciato questo orrore nel 2007, diffondendo le immagini di un’investigazione di Animals’ Angels durata mesi, che ha consentito l’apertura di una serie di processi a carico di trasportatori e allevatori, alcuni dei quali già terminati con condanne per maltrattamenti.