Gli allevamenti di visoni

L’allevamento intensivo del visone è causa di gravi privazioni e prevede una forzata convivenza fra più individui nelle stesse gabbie: prigioni di rete metallica che misurano pochi centimetri quadrati (in genere 35X70 e 45 in altezza). 

I visoni, anche se nati in allevamento, sono animali selvatici e per questo sviluppano comportamenti stereotipati: saltano per ore senza tregua all’interno della gabbia, hanno paura dell’uomo, diventano aggressivi e si infliggono gravi lesioni (come la mutilazione di orecchie e coda), graffiano, mordono e scavano la gabbia, inseguono la propria coda in circolo.

In natura la loro vita è ben diversa: sono animali semiacquatici, possono immergersi sino a 5 metri di profondità e nuotano sott'acqua fino a 30 metri. Coprono distanze tra 1 e 3 km per cacciare. Sono abili corridori sulla terra ferma e hanno abitudini solitarie, non vivono in branco. Hanno un musetto curioso e uno splendido mantello, che è la causa di tutte le loro disgrazie. Non sono documentati comportamenti stereotipati nei visoni liberi.

In Italia, tra Lombardia, Emilia Romagna e Veneto si allevano oltre 200.000 visoni ogni anno nelle ultime 20 strutture ancora attive: qui, questi animali trovano una morte lenta e dolorosa, in speciali camere a gas, con il monossido o il biossido di carbonio.

In Europa già 8 Paesi Regno Unito, Olanda, Austria, Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, alcune regioni del Belgio e la Germania hanno vietato l’allevamento di animali “da pelliccia” mentre in Italia tre Proposte di Legge sono ferme dal 2013.

Proprio per questo motivo ci rivolgiamo ai Senatori della Commissione Sanità e agli Onorevoli della Commissione Agricoltura per chiedere che le 3 proposte di legge siano messe con urgenza all’ordine del giorno dei lavori delle due commissioni.

E’ arrivato il momento di approvare la Legge #salvavisoni

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