Quali e quanti animali?

Cani, cavalli, ratti, topi, mucche, maiali, pecore, piccioni, furetti, rettili, pesci, uccelli, provenienti da allevamenti o catturati in natura, come il 56% dei primati: in Italia sono quasi 900 mila gli animali usati in laboratorio, 12 milioni nell'Unione Europea, per testare farmaci, prodotti chimici, pesticidi, detersivi e non solo.

Un dato numerico sottostimato, perché nelle statistiche degli animali usati a fini sperimentali non rientrano invertebrati, embrioni, feti e animali utilizzati già soppressi.

Topi e ratti sono le specie più usate nei laboratori: non per ragioni scientifiche, ma perché a basso costo e semplici da maneggiare.

Ti rassicura una ricerca condotta così?

Il basso numero di farmaci che riesce a superare i test su animali (ricerca pre-clinica), l’alto indice di fallimento nei test clinici e le cause di morte o invalidità per cause iatrogene, confermano quanto sia fallimentare il modello animale. Il 95% delle nuove molecole che passano ai test clinici (test su umani) fallisce come sottolinea la stessa FDA nel report “CHALLENGE AND OPPORTUNITY ON THE CRITICAL PATH TO NEW MEDICAL PRODUCTS”.

Da alcuni anni è in aumento il ricorso alle scimmie, sia ceboidea che cercopothecoidea, nonostante il loro uso sia regolamentato dalla normativa italiana in modo fortemente restrittivo. I primati non umani, come i cani, sono utilizzati per esperimenti fortemente invasivi che comportano alti e prolungati livelli di dolore: da studi di tossicità e test per i farmaci a indagini legate a problematiche nervose e mentali umane e cancro.

Significativo il numero di Italiani contrari alla sperimentazione animale (fonte Eurispes 2016): l'84%, a conferma della particolare sensibilità e rispetto nei confronti degli animali. Siamo in tanti, facciamo sentire la nostra voce!

 

 

 

 


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