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News Osservatorio Nazionale Zoomafia
La criminalità organizzata e le sofisticazioni alimentari
- 28/07/2010
(di C. Troiano*) E’ stato presentato il bilancio dei controlli dei Carabinieri dei Nas nell’ambito dell’operazione “Cibo sicuro” (20 giugno – 20 luglio 2010). In questo periodo i Carabinieri dei Nas hanno eseguito 3.300 ispezioni, accertando 1.130 situazioni irregolari e segnalato 199 persone all’autorità giudiziaria e 940 a quella amministrativa. Sono state sequestrate complessivamente oltre 1.000 tonnellate di alimenti di varia natura (prodotti ittici, prodotti lattiero caseari, carne, prodotti da forno e cereali, bibite e bevande) che, per le pessime modalità di conservazione e per la presenza di evidenti segni di alterazione o scaduti, rappresentavano una minaccia per la salute del cittadino. Tra queste 237 tonnellate e 170 mila confezioni di formaggio irregolare. Il valore degli alimenti sottratti alla rete distributiva ammonta complessivamente ad oltre 3 milioni e 500 mila euro.
E’ stato sottolineato che si tratta comunque di frodi fatte a livello “artigianale” e che “non esiste la criminalità organizzata in questo settore”. Ma è proprio vero che la criminalità organizzata, al di là di questi specifici controlli, sia assente in questi settori?
Non condividiamo un’interpretazione simile del fenomeno perché in anni recenti diverse inchieste hanno accertato le infiltrazioni della criminalità organizzata nel commercio e traffici legati ad alimenti contraffatti, carne avariata, latticini e prodotti caseari adulterati, pesce senza controlli sanitari, ecc. Addirittura nel periodo dell’emergenza Bse, l’allora SISDE sottolineò il coinvolgimento della criminalità organizzata nella gestione dell’importazione clandestina, macellazione e commercializzazione illegale di carni di sospetta provenienza. Certamente non si tratta di un controllo strutturato e capillare, che rientri nelle strategie operative mafiose, ma perlopiù di un interesse riconducibile a singoli boss o clan; è altrettanto vero, però, che non si può escludere a priori un coinvolgimento della criminalità organizzata.
Più in generale, l’interesse delle organizzazioni criminali nei confronti dell’imprenditoria zootecnica, ittica o relativa al commercio di alimenti rappresenta un fenomeno estremamente complesso e coinvolge varie tipologie di organizzazioni criminali, tra le quali la ‘Ndrangheta, Cosa nostra e la Camorra, e interessa vari settori e filiere. Nelle regioni del Sud Italia, infatti, come denunciano le stesse organizzazioni sindacali, si registrano furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, abigeato, estorsioni, l’imposizione del cosiddetto “pizzo” sotto forma di “cavalli di ritorno”, cioè furti finalizzati all’acquisizione di somme di denaro di natura estorsiva, danneggiamento alle colture, aggressioni, usura, macellazioni clandestine, truffe nei confronti dell’Unione Europea, commercio di carne e prodotti caseari adulterati. Il furto degli animali negli allevamenti, in particolare, è un fenomeno in crescita, tanto che si stima che in due anni circa 200mila animali siano stati fatti “sparire” dalle campagne per essere destinati a riciclaggi vari e alla macellazione clandestina. Ad essere colpiti sono mucche, cavalli, maiali, ma anche pecore e agnelli, sopratutto in vicinanza delle festività pasquali. Nel 2008 sono stati sequestrati al clan Schiavone, tra altri beni, due attività commerciali e un’azienda agricola, un’azienda per l’allevamento di cavalli, altre per allevamento di bovini e vari caseifici, nonché società per la commercializzazione di prodotti agroalimentari. E’ da rilevare che l’ingerenza del sodalizio nella realtà economica dell’area compresa tra Casal di Principe e Villa Literno (Caserta) si era concretizzata anche attraverso l’imposizione di carne suina, bovina e avicola ai macellai della zona, turbando la libera concorrenza dello specifico mercato.
Sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nel comparto della pesca, si registrano diversi interventi dell’antimafia. In Puglia, un soggetto, già sottoposto al regime della sorveglianza speciale, indagato per associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione ed usura nell’ambito dell’operazione “Mediterraneo”, ha subito un sequestro preventivo di un’azienda per il commercio di mitili con sede in Talsano (Taranto). Nel corso dell’operazione “Penelope”, di poche settimane fa, contro il clan Beneduce-Longobardi che ha portato all’arresto di 84 persone nell’area flegrea di Napoli, è stata sequestrata anche una società di grossisti che lavorava all’interno del mercato ittico di Pozzuoli. Questa operazione rappresenta il completamento di una indagine che nel 2003 portò all’arresto di 40 membri del clan per infiltrazioni nello stesso mercato. E’ noto l’interesse di Cosa nostra per i mercati del pesce soprattutto da parte dei Santapaola e dei Mazzei. La penetrazione del clan Mazzei nei mercati ittici era emersa già con l’operazione “Medusa”. Il Tribunale di Catania ha emesso 13 condanne e ha confiscato 4 imprese per il commercio di pesce. Fatti simili si registrano per il clan Gionta di Torre Annunziata, al quale è stato sequestrato anche una società per la vendita all’ingrosso di prodotti ittici e per la cosca De Stefano/Tegano, di Reggio Calabria, colpita da un provvedimento di sequestro di una ditta per il commercio all’ingrosso di prodotti ittici conservati e di altri beni. Ancora: tra le attività di Coluccio, boss del Reggino, vi era quella del controllo del tratto di mare della costa tra Gioiosa Ionica a Melito Porto Salvo, con la spartizione delle zone di pesca. Tutti i soggetti gli dovevano conferire parte del pescato, poiché titolare di una pescheria in Siderno, oppure pagare in denaro.
Sicuramente nell’ambito dell’operazione “Cibo sicuro” non sono state riscontrate infiltrazioni di sodalizi criminali. I numeri e le cifre nel loro complesso sono però allarmanti e lasciano pensare a qualcosa di più di mere adulterazioni artigianali. Come diciamo da anni, la criminalità organizzata è un fenomeno totalitario e come tale tenta di monopolizzare e controllare qualsiasi condotta umana attraverso il controllo del territorio, dei traffici legati all’ambiente e agli animali, arrivando persino a imporre gusti e scelte dei cittadini e a mettere in pericolo la loro salute con il controllo della produzione e della vendita di sostanze alimentari di origine animale adulterate. Non sarà così in questo caso specifico, ma per quanti altri questa è una triste, quanto allarmante, verità?*Ciro Troiano
Criminologo, Responsabile Osservatorio Nazionale Zoomafia LAV
Nicolosi (Ct): corsa clandestina di cavalli, 10 denunciati
- 12/07/2010
- A Nicolosi, in provincia di Catania, i carabinieri hanno interrotto una corsa clandestina sulla strada provinciale 92. I militari hanno denunciato 10 persone per competizione ippica non autorizzata, maltrattamento di animali e interruzione di pubblico servizio. Durante l'operazione sono stati sequestrati 3 cavalli purosangue che sono poi stati affidati in custodia ai rispettivi proprietari che li ricovereranno in scuderie autorizzate. (Adnkronos)
