Nostra replica a Panorama in merito al piano lupi

Gentile Direttore, Gentile Redazione di Panorama,

in riferimento all’articolo da voi pubblicato sul numero di Panorama in edicola (pag. 36) “LUPI SI', MA IN MODICA QUANTITA'” a firma del professor Bernardino Ragni, vorremmo precisare quanto segue.

Il professor Ragni interviene in una curiosa difesa dell’ipotesi di abbattimento dei lupi. Curiosa perché meno di due anni or sono (dalle pagine del sito web de La Repubblica) criticava l’intervento di uccisione di 34 lupi francesi come “un'operazione del politico di turno per blandire gli allevatori, che avalla però il bracconaggio più dannoso, quello delle trappole e dei veleni” da cui ne deduceva che la “politica di abbattimento dei lupi francesi è non solo incomprensibile ma è anche penalmente riprovevole”.

Oggi invece, per un analogo intervento che a livello nazionale vede il Ministro dell’Ambiente Galletti in procinto di dare il via all’uccisione di un centinaio di lupi italiani, il professore assume un atteggiamento diametralmente opposto, di pieno sostegno all’iniziativa governativa, al punto da distinguere la sua posizione da quella degli altri zoologi italiani che, a suo dire, considerano il numero di lupi presenti sul territorio nazionale come “giusto”.
Nel grossolano tentativo di reificazione dell’animale lupo, il professor Ragni prosegue definendolo una “risorsa naturale rinnovabile” alla stregua di un prato destinato allo sfalcio o di un torrente di montagna imbrigliato da una centrale idroelettrica. In quest’ottica, quindi, la popolazione di lupi può e deve essere tenuta sotto controllo. Anche in questo caso, però, le affermazioni del professore contrastano con quanto dichiarato due anni fa, quando affermava che “l'incremento demografico (del lupo nda) e l'espansione geografica, devono essere considerati fatti positivi."

Oggi i lupi corrono il rischio di essere ammazzati ai sensi di un piano che, secondo gli stessi redattori, non contribuirà affatto a diminuire le predazioni nei confronti delle greggi lasciate incautamente al pascolo brado. I lupi potrebbero essere uccisi a decine semplicemente perché bisogna dare un segnale ad allevatori e bracconieri.

Quindi lo Stato Italiano – nella persona del Ministro dell’Ambiente Galletti – si arrende, recede dal suo dovere di assicurare protezione al lupo e di fronte all’arroganza dei bracconieri, e di una categoria economica che nella provincia di Grosseto (unico dato accertato) ha subito perdite per un ammontare pari allo 0,7% degli animali allevati, non riesce a proporre null’altro che il “bracconaggio legalizzato”. 

Il tentativo di mercificazione degli animali selvatici, sostenuto dal professor Ragni, continua a riproporre il vecchio modello venatorio per la risoluzione di problemi causati, invece, dall’invasione umana nei territori selvatici. Un modello che rappresenta una non-soluzione, della quale beneficiano da sempre ed esclusivamente i cacciatori ed i loro politici di riferimento. E che oggi, con i danni che vengono imputati ai cinghiali e ad altri animali, denuncia chiaramente il suo totale fallimento.
Professor Ragni, gli animali non sono risorse naturali rinnovabili, sono esseri senzienti che hanno lo stesso diritto suo e mio di stare a questo mondo.

Lo stesso identico diritto a non essere vittime dell’interesse particolare di turno.

Cordiali saluti

Massimo Vitturi
Responsabile nazionale LAV – Animali selvatici