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Alessandria: caccia selettiva per abbattere caprioli e cinghiali

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Gli Assessori alla caccia e all'agricoltura della Provincia di Alessandria, uniti e d'accordo, hanno dato l'annuncio: anche quest'anno daranno il via al piano di abbattimento dei caprioli e dei cinghiali.
I caprioli da uccidere sarebbero 900, 150 circa in più dello scorso anno, mentre per i cinghiali non si menziona neppure il numero, forse perché questi ultimi sono sempre stati considerati come animali di “serie B”, ritenuti dannosi, mentre per i caprioli c'è sempre un "celato dispiacere", probabilmente perché condizionati dalla figura tenera del bambi delle favole.
La LAV invita gli Assessori alla caccia e all'agricoltura della Provincia, a chiedersi perché ogni anno le popolazioni di questi animali risultano in aumento, nonostante i piani di selezione prevedano maggiori uccisioni. La soluzione è nella prevenzione incruenta: bloccare e rendere illegali i ripopolamenti, anche nelle aziende faunistico venatorie, vietare la caccia alla volpe e contrastare gli avvelenamenti di questo predatore, l’unico che potrebbe in qualche misura contrastare la prolificità dei cinghiali, e adottare piani di sterilizzazione non cruenta.
In particolare l’emergenza cinghiali viene “cavalcata” in tutto il Paese dalle categorie interessate - politici, agricoltori e cacciatori - allo scopo di ottenere consensi elettorali, maggiori finanziamenti e sempre meno vincoli all’attività venatoria. Nessuno di loro ha però il coraggio di ricordare che cinghiali così prolifici sono stati inseriti nell’ambiente proprio dai cacciatori, i quali continuano ad abbattere le volpi - spesso vittime di bocconi avvelenati - con il benestare delle amministrazioni provinciali, le quali si guardano bene dal bloccare i piani di ripopolamento che riguardano anche gli stessi cinghiali.
“E’ evidente che nessuno è effettivamente intenzionato a far diminuire il numero di cinghiali e caprioli e i presunti danni a loro attribuiti adottando soluzioni coerenti – afferma la LAV di Alessandria - gli interessi in gioco mirano a mantenere lo status-quo, garantendo agli assessorati alla caccia, agli agricoltori e ai cacciatori, di soddisfare i loro interessi, basati sul massacro di tanti, troppi animali”.