Articoli pro-caccia: la replica della LAV
Da alcuni giorni su molti quotidiani nazionali italiani trova spazio una campagna stampa, commissionata da alcune associazioni venatorie, che afferma "La caccia, se la conosci. la rispetti".
Nel testo, posto sotto una foto dai toni sfumati, campeggia un elenco di affermazioni il cui scopo sembra essere quello di "addolcire" l'immagine di un'attività che causa volontariamente ogni anno la morte di milioni di animali, contestata dalla stragrande maggioranza degli italiani e praticata da un sempre minor numero di appassionati, la cui età media continua, però, ad aumentare.
Analizzando le singole frasi, però, sono evidenti alcune inesattezze.
La campagna stampa pro-caccia afferma che "in Italia nessuna specie a rischio di estinzione è cacciabile": dichiarazione quanto meno ovvia. Quello che i cacciatori non dicono, però, è che l'ISPRA, il massimo istituto scientifico nazionale che studia gli animali selvatici, segnala che nel nostro Paese sono cacciabili ben 19 specie di uccelli considerate in stato di conservazione sfavorevole in tutta Europa. In Italia, inoltre, grazie alla "caccia in deroga", sono cacciabili specie di uccelli protette in tutta Europa e, a causa dell'applicazione molto "fantasiosa" delle deroghe da parte di alcune regioni, il nostro Paese è già stato condannato più volte dalla Corte di Giustizia Europea, l'ultima lo scorso novembre.
Nel secondo punto i cacciatori affermano che "in Italia non è consentita la caccia nei periodi di riproduzione delle specie migratorie": anche in questo caso l'ISPRA, in un documento redatto pochi mesi fa, sostiene che debbano essere ridotti i periodi di caccia ad alcune specie, proprio perché sconfinano nei periodi di riproduzione e di migrazione pre-nuziale.
Curiosa, oltre che inesatta, l'affermazione successiva, secondo cui "in Italia la caccia è permessa in media solamente 52 giorni all'anno". Considerando, infatti, che la stagione ufficiale di caccia in Italia, senza contare le pre-aperture, comincia la terza domenica di settembre e termina il 31 gennaio, i giorni totali ammontano a 135, a cui vanno sottratti i due giorni a settimana in cui la caccia è vietata, il martedì ed il venerdì, per giungere alla cifra di ben 97 giorni di caccia a disposizione dei 710.000 cacciatori italiani.
Quanto al fatto che la caccia sia "consentita solo ai cacciatori con la fedina penale pulita", va precisato che per il nostro ordinamento chiunque mantiene la fedina penale pulita finché non viene giudicato colpevole in tutti i gradi di giudizio. Rispetto ai controlli medici periodici, poi, quelli "accurati" cui vengono sottoposti i cacciatori, avvengono solo ogni sei anni, un intervallo di tempo straordinariamente lungo, soprattutto considerando l'elevata età media dei cacciatori.
Nella campagna stampa si afferma poi che "la caccia è consentita solo su di una minima parte del territorio nazionale", ma considerare minime superfici in cui è consentita la caccia comprese tra il 70% e l'80%, in pianura, e tra l'80% e il 90%, in montagna, è quantomeno stravagante.
Rispetto al divieto di caccia in condizioni particolari, va precisato come in caso di nevicate la caccia venga vietata solamente su iniziativa del presidente della Giunta regionale, fatto avvenuto così di rado che non se ne ricorda l'applicazione; in caso d'incendi la legge prevede il divieto di caccia sui terreni boscati percorsi da incendi, ma solo su questi: se gli incendi interessano altre zone il divieto non è applicabile. Quanto al divieto, inoltre, il Senatore Orsi, cacciatore, si sta adoperando per eliminarlo.
Non siamo in possesso di dati che confermino l'affermazione relativa alle "migliaia di ore" dedicate dai cacciatori alla "tutela degli ambienti naturali", ma possiamo aggiungere che iniziative del genere sono patrimonio di milioni di cittadini che, ogni anno, volontariamente, tutelano animali ed ambiente senza sparargli.
Infine l'argomento della caccia come "funzione di controllo" della proliferazione di animali "dannosi" è troppo ampio per poter essere affrontato in poche righe. Va precisato, però, che ogni anno i cacciatori uccidono decine di migliaia di volpi, "colpevoli" di nutrirsi di fagiani e lepri, prede ambite dai cacciatori stessi. Sarebbe sufficiente lasciare in vita questi predatori naturali, per garantire il mantenimento degli equilibri che da millenni governano l'ambiente.
Forse "caccia selvaggia" non esiste", come concludono le associazioni venatorie nel loro manifesto, ma ci stiamo impegnando perché qualsiasi forma di caccia, selvaggia e non, scompaia definitivamente dal nostro Paese. Lo chiedono milioni di cittadini e milioni di animali che ogni anno sono massacrati dai cacciatori per soddisfare il loro sanguinario passatempo.
