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rassegna stampa / macellazione rituale

Macellazione Rituale

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Venticinque volte. Venticinque coltellate alla gola ci sono volute per uccidere uno degli animali macellati secondo il rito halal, per le persone di fede musulmana. I video trasmessi all’istituto zooprofilattico di Torino sono stati «difficili» per molti, anche per i veterinari che erano lì per la giornata di studio sulla «Macellazione rituale e benessere animale». «E’ vero che non tutti gli animali vengono sottoposti a questo dolore, ci sono alcuni metodi di stordimento accettati dalla comunità islamica. Ma rivendichiamo il diritto come veterinari di dire no, perché siamo poi noi che poi controlliamo le macellazioni. Vogliamo il diritto all’obiezione di coscienza». Maria Caramelli è direttrice dell’Istituto zooprofilattico e con Cesare Pierbattisti, presidente dell’ordine dei veterinari ha fatto da guida agli interventi di Bahi Nour Eddine Imam di Nizza Monferrato (At) e commerciante di carni, e del rappresentate della comunità ebraica Chaim Magrizos, perché anche il cibo casher prevede il taglio della gola e la morte per dissanguamento. «Vengono uccisi così non solo i grandi animali ma anche i polli - continua Maria Caramelli -, ma spesso il taglio della gola non è preciso e gli animali poi vengono immersi nell’acqua bollente per lo spennamento. E sono ancora coscienti». Le leggi europee prevedono che gli animali destinati alla macellazione vengano storditi, mentre la tecnica rituale richiede animali coscienti. «In molte nazioni - spiegano i veterinari - le comunità islamiche applicano una specie di stordimento, anche perché alcune nazioni sono severe e non ammettono deroghe religiose». Per l’imam un accordo tra culture si può trovare: «Sono stati inventati metodi per addormentare gli animali e al tempo stesso garantire il rispetto delle leggi coraniche». «Giusti compromessi» questo auspicano i veterinari piemontesi perché: «La legislazione attuale difficilmente ci consentirà di essere obiettori di coscienza» ammette Pierbattisti. «Abbiamo il diritto comunque di rifiutare la supervisione della sofferenza degli animali» è combattiva Maria Caramelli, e sottolinea come la sensibilità verso le sofferenze degli animali, anche e soprattutto, quelli d’allevamento sia una caratteristica femminile «d’altronde - dice - in facoltà il settanta per cento sono donne». Un’altra donna ha raccontato quanto gli animali stressati e sofferenti siano nocivi per l’alimentazione umana. Sara Rota Nodari dello zooprofilattico lombardo-emiliano ha mostrato dati scientifici e ricerche. Una per tutte: in Gran Bretagna negli allevamenti di maiali dove l’allevatore tratta gli animali con rispetto e non impone la paura, la crescita è di 450 grammi in più al giorno. Insomma se proprio non per sensibilità rispettiamo gli animali perché ci conviene. «La civiltà di un popolo si misura nel modo in cui tratta i suoi animali», Gandhi L'Imam: «Disposti a trovare un'accordo» «Il mondo sta cambiando e anche le comunità islamiche si stanno adattando». Bahi Nour Eddine è da anni l’imam di Nizza Monferrato nell’Astigiano e commerciante di carni. «Per i musulmani se la carne non è halal è si può mangiarla. Abbiamo trovato metodi come una specie di stordimento e le gabbie di contenimento per gli animali, per garantire il rispetto delle regole del paese in cui viviamo. Non vogliamo rinunciare alla nostra religione ma ci rendiamo conto delle difficoltà e delle leggi dei paesi in cui viviamo. Ricordo però che anche nel corano sta scritto che gli animali destinati alla macellazione non devono soffrire».
All'indirizzo:
http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_articolo=1919&ID_blog=164&ID_sezione=339
sono disponibili l'articolo completo e gli approfondimenti