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Le atroci sofferenze degli "Orsi della luna" - Salviamoli

“Avevano il corpo ricoperto di piaghe e un catetere conficcato nell’addome: alcuni, stremati dal dolore, sbattevano il cranio contro le gabbie fino a procurarsi orribili ferite; altri si erano spaccati i denti mordendo il ferro. Dalle sbarre vidi spuntare una zampa gigantesca e, inconsapevole dei rischi che correvo, volli toccarla. Allungai la mano, l’orso me la strinse dolcemente. Allora gli promisi che sarei tornata e che l’avrei salvato”.
Jill Robinson, Fondatrice e CEO, Animals Asia Foundation.




Firma la petizione online per dire NO a questa crudeltà
o scarica la petizione cartacea da far firmare ad amici, parenti e conoscenti, e se vuoi fare di più puoi anche aiutare direttamente gli orsi con una donazione,
oppure adottandone uno con un piccolo contributo di 35 euro mensili

La felicità di questi maestosi giganti dipende molto dalla via che scegliamo per restituire loro la libertà perduta.
Per saperne di più visita il sito di Animalsasia o il blog di orsi della luna.

Leggi l'articolo di "Animals Asia Foundation".


La foto riprende gli orsi nel santuario di Animals Asia, salvati dalle torture  

In Cina, Vietnam e Corea, circa 20.000 orsi neri asiatici chiamati Orsi della Luna per lo splendido disegno sul petto, sono prigionieri nelle "fattorie della bile" in gabbie grandi quanto il loro corpo. Agli orsi viene negato il libero accesso all'acqua e al cibo e subiscono due volte al giorno l'estrazione della bile.
Sono allevati in queste atroci condizioni anche per 25 anni, fino alla morte. I metodi di prelievo sono quanto di più crudele si possa immaginare. Rudimentali cateteri di ferro vengono conficcati in profondità nell'addome o si praticano ferite sempre aperte che permettono il defluire continuo della bile: questo metodo detto "free-dripping", letteralmente "gocciolamento libero", oggi è l'unico ufficialmente consetito in Cina perchè considerato "umano"!
La bile è usata nella medicina tradizionale cinese nonostatne siano disponibili oltre 50 rimedi erboristici di sintesi, efficaci ed economii. Queste creature sopportano sofferenze inaudite, il loro corpo si piaga per la pressione delle sbarre e gli arti si atrofizzano per l'immobilità; gli allevatori spesso gli strappano i denti e gli artigli; le infezioni croniche ed i tumori li portano alla morte con una lenta e terribile agonia.
Animals Asia rappresenta l'unica speranza concreta per questi martoriati animali. Jill Robinson, la fondatrice dell'Associazione nata per porre fine a questa pratica crudele, dopo anni di febbrili trattative ha firmato nel 2000 uno storico accordo con il Governo Cinese per la liberazione di 500 orsi e la progressiva chiusura degli allevamenti, fino alla loro completa eliminazione.
Con la collaborazione di due Enti Governativi e il prezioso sostegno dei supporters di tutto il mondo, è stato possibile costruire il Centro di Recupero di Chengdu, un paraiso dove più di 260 orsi sono stati accolti, operati ed amorevolmente accuditi.
E' commovente osservare il rapido recupero di questi mansueti giganti: basta qualche mese per vederli muovere timidamente qualche passo e tentare di giocare per la prima volta nella loro vita.


Cina, una "orsa della bile" uccide il proprio cucciolo e poi si suicida

15/08/2011
L'animale ha soffocato il proprio piccolo per evitargli la sofferenza della tradizione cinese
FULVIO CERUTTI (Agb)
torino

Per anni costretti a terribili sofferenze. Rinchiusi in gabbi strette, senza potersi muovere, tenuti in vita per vedere estratta la propria bile ritenuta utile per la medicina tradizionale locale. E' quanto capita in Cina a circa 12mila orsi, anche per vent'anni, sin quando la morte non li libera da quell'inferno voluto e gestito dall'uomo.
Una sofferenza troppo grande per permettere che accada al proprio cucciolo. Così un'orsa decide per il gesto estremo: uccidere il proprio piccolo per poi togliersi la vita. L'episodio è raccontato, in anonimato, da uno degli operai di queste "fabbriche della bile": «Il cucciolo stava piangendo - riporta il portale cinese Reminbao.com - mentre gli stavamo inserendo la cannula da cui estraiamo la bile, quando la madre è riuscita a liberarsi dalla gabbia in cui era tenuta». Pochi istanti, ma sufficienti all'orsa per raggiungere il proprio piccolo e tentare di liberarlo dalla catena. Non riuscendoci, la madre decide così di soffocarlo con un abbracciarlo. Dopo quel gesto estremo, l'animale adulto si è scagliato a testa bassa contro un muro ponendo fine anche al suo inferno.
Un gesto d'amore, un gesto di disperazione, che da solo spiega, meglio di tante immagini, questa pratica che continua a persistere nonostante le proteste internazionali. Una battaglia che dura da molto tempo: in passato gli orsi venivano catturati e uccisi, poi, di fronte a una legge che ne vietava la soppressione, la terribile decisione di tenerli in vita nelle gabbie. Molti orsi, sottoposti ai terribili dolori, dovuti alle infezioni e ai tumori che derivano dalle condizioni in cui vivono, impazziscono, tentano di uccidersi o di strapparsi via quel tubo. Fatti così frequenti che gli "allevatori" non solo li pungolano con spuntoni roventi, ma sono anche arrivati a rimuovere loro unghie e denti.
Una battaglia che l'Animals Asia Foundation, fondata dalla coraggiosa Jill Robinson, sta conducendo da anni portando in salvo molti esemplari, orsi che appena acquistano la libertà vengono operati per salvarli fisicamente, per poi essere assistiti in una lunga attività di rieducazione psicologica per far riguadagnare loro la fiducia in quella razza umana che tanta sofferenza gli ha provocato.