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Bardolino - Condannato proprietario di cane non curato

01/04/2010

Condannato dal Tribunale di Verona a 4 mesi di reclusione oltre al risarcimento di 5000 euro a favore della LAV Lorenzo Boni, proprietario di un cane non curato.
 
Nel giugno 2007 a Bardolino, il pastore tedesco Attila che si era ferito gravemente ad una zampa,  veniva lasciato dal suo proprietario in giardino senza cure, sotto il sole cocente e senza acqua. La ferita trascurata e infetta, con presenza di larve di mosca, provocava la necrosi totale dell’arto inferiore. Il povero animale non era più in grado di muoversi e riverso su un fianco, coperto da un telo di plastica, è stato trovato dagli attivisti della LAV, intervenuti sul posto a seguito di segnalazione di una passante.
 
Il veterinario presso cui gli animalisti hanno portato il cane è stato costretto a praticare l’eutanasia per porre fine alle atroci sofferenze di Attila per il quale non c’era più niente da fare.
 
A seguito di denuncia della LAV, il Tribunale di Verona ha condannato il proprietario dell’animale per il reato di cui all’articolo 544ter (maltrattamento di animali) per la condotta omissiva da cui è derivata la morte di Attila: 4 mesi di reclusione, il risarcimento a favore dell’associazione animalista di 5.000 euro oltre alla rifusione delle spese di costituzione di parte civile liquidate in 1800 euro.
 
La sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Verona per il delitto previsto e punito dall’art. 544 I e ter codice penale implica il riconoscimento che l’adozione di un animale comporta l’assunzione di precisi doveri, fra cui rientra l’obbligo di cura” afferma il legale della LAV, Emanuela Pasetto. “Non adempiere a quest’obbligo è un’omissione che può integrare il reato di maltrattamento di animali. Nel caso del povero Attila l’omissione di cure ne ha provocato la morte e per questo motivo al proprietario è stata contestata l’ipotesi delittuosa aggravata. Ha trovato quindi conferma la tesi proposta sia dalla pubblica accusa che dalla parte civile LAV secondo cui non occorre, per ravvisarsi il maltrattamento, l’azione materiale volta a cagionare una lesione ad un animale, ad esempio percuotendolo o colpendolo, ma è sufficiente lasciarlo soffrire per mancanza di cure attraverso una condotta omissiva” conclude l’avvocato Pasetto.

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