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I sindaci del Veronese dichiarano guerra alle nutrie. La LAV: le guerre non risolvono i problemi

17/02/2011

Alcuni Sindaci della provincia di Verona guidati, guarda caso, da un colonnello dell’esercito, dichiarano guerra alle nutrie. Nulla di strano se si pensa che l’esercito ha da sempre la pessima tendenza a risolvere i problemi di convivenza ricorrendo all’uso delle armi, grave se si considera che viene auspicato l’intervento dei cacciatori in  violazione delle norme nazionali e regionali sulla caccia. Si prefigura, quindi, un intervento di palese violazione delle regole da parte dei Comuni che, al contrario, dovrebbero essere esempio per i cittadini di scrupoloso rispetto delle norme.

I Sindaci utilizzano accenti estremi e abusano di superlativi per indicare i presunti danni causati dalle nutrie ad argini e raccolti agricoli, ma non vi è tuttora evidenza incontrovertibile e concreta che tali danni siano realmente ascrivibili a questi roditori. Un esempio documentato di quanto gli animalisti sostengono, al di là delle illazioni di sindaci ed agricoltori, è ciò che successe un paio di anni fa, in provincia di Padova, dopo un lungo periodo di piogge insistenti, quando cedettero gli argini del fiume Muson. Immediata da parte degli amministratori della zona l'accusa alle nutrie, additate quali responsabili dell’esondazione del fiume: ne avrebbero messo a rischio la stabilità idraulica a causa delle presunte gallerie scavate sugli argini. Peccato che poi gli stessi amministratori siano stati costretti a ritrattare davanti all’evidenza: quel punto in cui l’argine cedette era stato precedentemente risistemato da una ditta che, evidentemente, non aveva operato a “regola d’arte”.

I Sindaci si avvalgono delle testimonianze di agricoltori che dichiarano di avere subito la distruzione del raccolto di interi campi di granturco. Peccato che anche in questo caso non esista uno straccio di una prova.
Tuttavia, amministratori e agricoltori riunitisi in convegno a Gazzo (VR) invocano la strage di questi animali. Ma le campagne di eliminazione delle nutrie in tutti questi anni dovrebbero aver ampiamente dimostrato la loro totale inefficacia. Perchè infatti uccidere animali selvatici significa liberare un areale che in brevissimo tempo viene ricolonizzato dai consimili provenienti dai territori vicini. Inoltre, uccidere un animale selvatico contribuisce a far aumentare il tasso di natalità della specie che diviene più prolifica per colmare le perdite indotte dagli interventi dell'uomo.

Si tratta di ragionamenti semplici, comprensibili a tutti e condivisi dalle istituzioni scientifiche. Evidentemente troppo complessi per chi non vuol capire e preferisce invocare una pioggia di piombo nelle nostre campagne, fingendo di poter risolvere il problema.

Purtroppo, la campagna di demonizzazione alla quale da anni sono sottoposte le nutrie si basa sulla più totale disinformazione. In realtà, i cacciatori, uccidendo le volpi, eliminano gli unici predatori naturali delle nutrie presenti sul territorio, predatori che in qualche misura potrebbero contenere il numero di questi roditori.
Le uniche soluzioni praticabili per tenere sotto controllo la popolazione delle nutrie consistono nell’immediata sospensione dell’uccisione delle volpi e, contemporaneamente, nell’avvio di un serio programma di sterilizzazione.
Lo stesso ISPRA, la massima autorità scientifica nazionale in materia di fauna selvatica, è consapevole che non si possa oramai pensare all’eradicazione della nutria dai nostri territori.

17 febbraio 2011