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caccia / richiami vivi

Richiami vivi

04/08/2006

ELIMINARE L’OBBLIGO DI APPORRE L’ANELLO CHE DEVE FORNIRE LA PROVINCIA AGLI UCCELLI DA RICHIAMO  E’ UNA DECISIONE ILLEGITTIMA E CONTRARIA ALLA NORMATIVA VIGENTE


Il provvedimento dell’assessore provinciale alle politiche faunistiche Luca Coletto relativo alle nuove norme in tema di uccelli da richiamo a scopo venatorio prevede, tra l’altro, l’eliminazione dell’obbligo di dotare di anello identificativo fornito dalla Provincia gli uccelli provenienti dagli allevamenti ed utilizzati come richiami per i loro cospecifici.

Tale anello, i cui estremi devono essere annotati in un apposito registro, serviva a garantire gli opportuni controlli ed in particolare ad evitare la sottrazione dei pulcini dai nidi al fine del loro utilizzo come richiami. Pratica questa non rara, se si considera che per ogni richiamo un cacciatore è disposto a versare dai 100 euro in su.

"Risibile è la motivazione, addotta dall’assessore, del maggior rispetto degli uccelli da richiamo che deriverebbe dalla mancata applicazione dell’ anello fornito dalla Provincia. Se veramente l’assessore fosse intenzionato a diminuire le sofferenze degli uccelli da richiamo – dichiara Lorenza Zanaboni, delegata LAV Lega Anti Vivisezione – dovrebbe preoccuparsi delle atroci condizioni di vita di questi animali".

Infatti gli uccelli da richiamo, che in natura migrano attraversando interi continenti, sono costretti a vivere rinchiusi in gabbie più piccole di un foglio di carta dove non possono nemmeno aprire le ali. Vengono  sottoposti alla crudele pratica della “chiusa” che prevede lo spennamento a vivo e la detenzione al buio per diversi mesi per sfasare il loro ciclo biologico  e farli cantare, anziché in primavera come sarebbe naturale, in autunno al fine di  attirare i loro cospecifici verso il piombo dei cacciatori da appostamento. Altro che anelli, è l’uso dei richiami vivi che dovrebbe essere abolito quale pratica di maltrattamento legalizzato!

La LAV sta valutando  di denunciare presso le opportune sedi l’illegittima decisione assunta dalla giunta provinciale di Verona.