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COVID E VISONI

SIAMO IN EMERGENZA. MA C’É ANCORA SPERANZA.
 
CHIEDIAMO AL MINISTRO DELLA SALUTE ROBERTO SPERANZA DI CHIUDERE GLI 8 ALLEVAMENTI DI VISONI CHE SONO ANCORA ATTIVI IN ITALIA.

Il coronavirus SARS-CoV-2 che causa il COVID-19 si è diffuso anche negli allevamenti di visoni, sfruttati per le pellicce. Migliaia di animali in pochissimo spazio: condizioni ottimali per l’evoluzione del virus. In alcuni Paesi europei l’EMERGENZA SANITARIA è già fuori controllo: sono centinaia i casi documentati di spillover (visone-uomo) con un virus che è già mutato. In Italia riusciremo a evitare questa minaccia?

Questi allevamenti sono crudeli per gli animali, pericolosi per l’uomo. Chiudiamoli!

 

 
MINISTRO SPERANZA, FERMIAMO L’ALLEVAMENTO DEI VISONI IN ITALIA!
 

Gli allevamenti di visoni sono potenziali serbatoi del virus SARS-CoV-2 che, nell’uomo, causa la malattia COVID-19. In Olanda, tra aprile e ottobre 2020, focolai in oltre 60 allevamenti hanno causato almeno 66 episodi di COVID-19 dovuti al passaggio del virus dai visoni all’uomo.  Nonostante le misure di biosicurezza imposte, e oltre 2 milioni di animali già abbattuti, la diffusione del virus tra i visoni non si è fermata e così il Governo olandese ha decretato la definitiva chiusura di tutti gli allevamenti di visoni entro il 2020.

Stessa e più grave situazione si è verificata in Danimarca dove, ad ottobre, con oltre 100 focolai in allevamenti di visoni e almeno 150 casi documentati di contagio visone-uomo, il governo ha deciso di abbattere milioni di animali.
Focolai di SARS-CoV-2 sono già stati individuati anche negli allevamenti di visoni in Spagna e USA.

In Italia ci sono ancora 8 allevamenti con circa 100.000 visoni nelle province più colpite dalla pandemia:

  • 3 in Lombardia nelle province di Brescia, Cremona;
  • 2 in Veneto nelle province di Padova, Venezia;
  • 2 in Emilia-Romagna nelle province di Forlì-Cesena, Ravenna;
  • 1 in Abruzzo, in provincia de L’Aquila.

Alla sofferenza degli animali, costretti a vivere in piccoli spazi, ammassati tra loro, e infine uccisi con il gas, si aggiunge un alto rischio sanitario: dagli allevamenti di questi animali possono nascere e diffondersi nuove e gravi malattie trasmissibili anche all’uomo. Nonostante l’80% degli italiani è contrario alle pellicce, le nostre proposte di Legge per vietarli non sono mai state prese in considerazione.

I visoni in natura percorrerebbero grandi distanze e nuoterebbero lungo i corsi d'acqua, mentre negli allevamenti sono costretti a vivere ammassati tra loro in piccole gabbie metalliche. Per questo spesso assumono comportamenti stereotipati, arrivando perfino a mutilarsi per lo stress. I visoni sono animali solitari, e il fatto che vengano costretti a convivere con altri loro simili in gabbia, può dar luogo ad aggressioni e ferite. Anche a forme di cannibalismo. Nonostante in natura vivrebbero diversi anni, negli allevamenti i visoni, a nemmeno un anno di età vengono uccisi con il gas e muoiono a seguito di una lenta e dolorosa agonia.

In Europa molti Stati hanno già vietato gli allevamenti di animali “da pelliccia”: il Regno Unito, l’Austria, la Francia, il Belgio, la Slovenia, la Croazia, il Lussemburgo, la Repubblica Ceca, la Germania e l’Olanda. Anche in Polonia si sta discutendo proprio in questi giorni la chiusura di tutti gli allevamenti di animali utilizzati per la produzione di pellicce. Tutti questi Paesi hanno preso una decisione responsabile e, considerata la pandemia di Covid-19 e l’alta probabilità di diffusione del virus da questi allevamenti, previdente.

Ministro Speranza,
vieti da subito l’allevamento di visoni e di altri animali per la produzione di pellicce.
È anche una delle richieste contenute nel nostro Manifesto #NONCOMEPRIMA. Gli allevamenti di visoni possono diventare nuovi serbatoi del virus SARS-CoV-2 ed esiste una concreta possibilità di trasmissione del virus all’uomo. L’Italia ha già pagato un alto prezzo in vite umane.  Non possiamo permetterci di correre altri rischi sanitari. Vieti questi allevamenti, per gli animali e per la salute di tutti noi cittadini.

 

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