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Perchè VEG: una scelta non violenta, con un occhio alla nostra salute 

Portiamo la nostra attenzione sull’alimentazione VEG, cioè su un’alimentazione priva di “ingredienti” di origine animale come scelta etica, sociale, ecologica, sana. Lo facciamo perché crediamo che l’alimentazione sia un fatto culturale, dunque aperto alle possibilità di scelta: la sofferenza degli animali, il costo della carne riferito al consumo di acqua, territorio,  deforestazione, inquinamento  e  conseguente fame nel mondo ci sembrano motivazioni valide per effettuare questa scelta  dal punto di vista etico e sociale. Se poi vi aggiungiamo il beneficio che ne trae la nostra salute,altri troveranno difficile rinunciarci.

Per poter scegliere, però, dobbiamo essere informati e, per essere informati, dobbiamo addentrarci in un terreno non facile da percorrere, sia per la vastità e la complessità dell’argomento,  sia  perché dovremo  soffermarci sulle torture che vengono inflitte alle tipologie di animali che destiniamo alla nostra alimentazione andando a vedere come vivono e come muoiono miliardi  di  non umani; mentre noi umani soffriamo “di malattie correlate principalmente allo stile di vita occidentale che  hanno assunto negli ultimi anni l’andamento di vere e proprie epidemie, ritenute responsabili nei paesi ricchi di circa i due terzi di tutte le morti e, soprattutto, spesso causa di invalidità”quando: “ una alimentazione a base di vegetali è il tipo di regime alimentare in grado di fornire, arrestare e invertire il decorso delle principali malattie cronico-degenerative.”

Iniziamo elencando alcuni dati:  

Ogni anno nel mondo vengono allevati e uccisi oltre 60 miliardi di animali di terra  e miliardi di animali acquatici, per le loro carni.  

Il consumo di carne è aumentato del 2,6% solo nel 2010. Il trend di lungo periodo è impressionante : solo  guardando al  n. dei polli allevati per il consumo umano,  cresciuto del 169% tra il 1980 e il 2010, si ha una proiezione di 35 miliardi per il 2050.

La popolazione di capre e pecore ha raggiunto i 2 miliardi,  quella dei bovini  e anche quella dei maiali il miliardo e mezzo.

E’ di mezzo miliardo il n. dei polli e dei tacchini macellati In Italia ;   sono 330 milioni  i  pulcini triturati  ogni anno in Europa ; sono  26 milioni  i conigli  macellati  in Italia nel 2011 e sono  11 milioni  le tonnellate di latte prodotto ogni anno in Italia.

Se passiamo al consumo del territorio  vediamo che  il 70% delle aree dell’America Latina vengono utilizzate come pascolo;   che l’estensione mondiale dei terreni impoveriti, compattati ed erosi dal sovrapascolo  è del 20%;  che il  33% dei suoli coltivati vengono destinati alle monocolture per i mangimi  e  2/3 delle terre fertili agli allevamenti.

E,  l’acqua? Ci vogliono 1.430 milioni di m3 di acqua all’anno per la produzione della soia che, dal Mato Grosso in Brasile, si esporta verso il Regno Unito. Ci  vogliono  15.500 litri di acqua per ottenere un kg di carne bovina;  4888 per ottenere un kg di carne suina e 3900  per ottenere un kg di carne di pollo  e  ci vogliono 135 litri per  1 uovo.

Ci vogliono, invece, solo  2000 litri di acqua per ottenere  1 kg di soia e  1910  per un kg di riso.

Come possiamo vedere, anche solo da questi pochi dati, il consumo di acqua per l’allevamento degli animali è di gran lunga più alto di quello per la produzione di colture destinate all’alimentazione umana.

Calcolando, altresì, che un ettaro di terreno utilizzato per la produzione di uova, latte o carne può sfamare 5-10 persone,  mentre un ettaro di terreno coltivato a verdura, frutta e cereali ne può sfamare 20-30,    possiamo vedere come  con il ciclo della produzione della carne trasformiamo grandi quantità di proteine  vegetali in piccole quantità di proteine animali

Così, mentre negli allevamenti si ingrassano a forza gli animali modificati geneticamente,  925 milioni  di persone nel mondo soffre la fame, 1 persona su 6 è denutrita, una muore per fame ogni 3.6 secondi: il 75%  SONO BAMBINI.  

 Ogni Hamburger comporta la distruzione di cinque mq di foreste. Gli allevamenti  producono il 64% delle emissioni di ammoniaca a livello mondiale e contribuiscono, in maniera determinante, alla formazione delle piogge acide. Fertilizzanti, pesticidi, fosforo azoto, antibiotici e promotori della crescita finiscono nei terreni e nelle falde acquifere.

Un recente studio ha rilevato come gli allevamenti intensivi siano responsabili dell’emissione in atmosfera di ben il 51% dei gas serra, causa principale  dello scioglimento dei ghiacci e della riduzione dello strato di ozono come  dell’innalzamento del livello del mare e delle esondazioni, dell’acidificazione degli oceani e dell’erosione  della barriera corallina.

Se solo partecipassimo  all’iniziativa nazionale della LAV “il mercoledì VEG”,come primo passo verso l’eliminazione delle proteine animali, mangiando vegetale anche solo una volta alla settimana, contribuiremmo a ridurre l’inquinamento atmosferico risparmiando di immettere nell’atmosfera  35 kg di CO2 .

 L’esportazione del nostro modello industrializzato  aumenterà, prevedibilmente, del 40% la domanda di carne nel mondo. Le proiezioni FAO indicano un raddoppio per il 2050, che passerà dagli attuali 228 milioni di tonnellate a 463 milioni. 

La sofferenza degli animali destinati alla nostra alimentazione è il frutto del “carnismo”: termine coniato da Melanie Joy , docente di  sociologia e psicologia all’Università del Massachusetts, autrice del libro “ Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche”.

Il carnismo è un’ideologia violenta, dominante e consolidata, basata  sul sistema di credenze che ci condiziona a mangiare alcuni animali, con la conseguenza che tutti noi abbiamo imparato a considerarne alcuni commestibili  e altri immangiabili. Questo in tutte le culture, pensiamo a quei popoli che, a differenza nostra, considerano i cani un alimento prelibato.  E’ così da sempre. E’ naturale e scontato il mangiare animali, tanto che l’ideologia stessa del carnismo viene negata e, a differenza del vegetarismo, non viene considerata  una scelta individuale. Lo diventa, però, quando scopriamo che mangiare animali non è per noi una necessità di sopravvivenza  ma anzi è la causa di molte malattie cronico-degenerative.  

In fondo amiamo gli animali e non solo quelli che abitano le nostre case. Non vogliamo che soffrano, i cuccioli ci fanno tenerezza: vedere un vitellino, un agnellino, un maialino, un pulcino apre il nostro cuore alla sensibilità, ci commuove. Ci hanno insegnato, invece,  a considerare questi animali come una massa di oggetti inanimati,  a fare distinzione fra quelli che amiamo, quelli che accarezziamo durante una gita in campagna, da  quelli di cui ci cibiamo. Le armi usate sono la negazione e l’invisibilità sia dell’ideologia che delle vittime. Non se ne parla. Non se ne deve parlare. E non dobbiamo vedere.  Così  gli animali, nella loro individualità di esseri senzienti, intelligenti, socievoli,  restano fuori dalla nostra vista e dalla nostra consapevolezza. Abbandonati e umiliati negli inferni di cemento, la  loro strage si consuma nel silenzio di tutti. Quando arrivano, smembrati e ricomposti sotto varie forme, sulle nostre tavole noi non li consideriamo più come esseri viventi.   Secondo Malanie Joy il carnismo opera al di là di ogni consapevolezza.    

Sfatiamo la favola del cruently free della produzione del latte e della produzione delle uova perché questa non salva  gli animali  né dalle torture, né dalla reclusione,  né dallo sfruttamento, né, tanto meno, dal mattatoio.

Smascheriamo, altresì, le menzogne della pubblicità usata sistematicamente in modo ingannevole  quando - per invogliarci al consumo di un determinato prodotto come il latte, le uova o la carne - ci mostra animali felici che razzolano o pascolano su prati verdissimi o quando, come nel caso dello Slow-food,  il mattatoio viene imbellito pubblicizzando una carne felice perché biologica.  

Sappiamo che il latte umano è il frutto di una maternità. Il cibo per il nostro piccolo nato. Lo stesso vale per il latte delle mucche, delle pecore, delle capre, delle bufale, come per tutte le femmine/madri dei mammiferi. Non è possibile, quindi, procurarsi il latte senza usare, a nostro uso e consumo, la maternità di queste mamme non umane.

Nel mondo le mucche vivono nelle aziende casearie  dove sono tenute alla catena per il collo in spazi bui e angusti. Mangiano da un nastro trasportatore  stando in piedi o coricandosi sui loro escrementi.  Sono modificate geneticamente. Sono fecondate artificialmente in un processo di continua inseminazione e lattazione che stressa i loro corpi e li ammala di mastiti, infiammazioni, zoppie. La loro dieta viene integrata con cereali e alimenti carnei (carne e farina di ossa ricchi di proteine) perché il loro organismo è così sovraccarico  di lavoro  che il normale processo metabolico diventa insufficiente a reggere il rendimento fisico. Esauste e super sfruttate fisicamente subiscono, altresì,  la più grande sofferenza emotiva che può provare una madre:  il distacco dai vitellini poco dopo averli partoriti e reagiscono - come reagirebbe ogni madre alla quale venisse strappato il proprio figlio - cercandoli, muggendo disperate,  per giorni.  Dopo 4/5 anni, in natura ne vivrebbero 40,  vengono inviate al macello. Una mucca produce 50 litri di latte al giorno.   

Il piccolo, se maschio, sarà destinato alla produzione della carne, verrà nutrito con preparati in polvere e vivrà 6 mesi. Non dovrà muoversi per non sprecare energie e ingrassare velocemente. Se femmina subirà lo stesso destino della madre finché, sfinita nel corpo e nell’anima, non riuscirà nemmeno a muoversi per salire sul camion diretto al mattatoio.

Miglior sorte non tocca alle galline che vengono usate per la produzione delle uova: 250 milioni negli allevamenti in Europa, 40 milioni in Italia:

Nascono  in incubatrici industriali. I pulcini maschi , scartati dal ciclo di produzione perché non hanno valore economico,  vengono gettati, ancora teneramente pigolanti e caldi, in voluminosi tritacarne per essere triturati vivi, o  in enormi contenitori dove muoiono per soffocamento. Le femmine, trascorrono la loro intera vita -  meno di 1 anno, in natura ne vivrebbero circa 10,  poi diventano carne di 2° scelta.  -  rinchiuse  nelle gabbie di batteria  in gruppi di 4/5 per ogni gabbia avendo ognuna a disposizione  circa 2/3 di un foglio A4.  Così intrappolate  non possono nemmeno aprire le ali e soffrono  di ferite agli arti e di nevrosi  - patologia che immancabilmente colpisce tutti gli  esseri senzienti costretti in condizioni di prigionia   -  tanto che si sfogano  sfregando il petto contro le gabbie fino a spennarsi e perdere sangue.  Sono modificate geneticamente perché   depongano  10 volte più uova delle loro sorelle libere. Patiscono, altresì, lo sfaldamento e la rottura delle  ossa  poiché il calcio nel loro scheletro è  deviato sulla formazione del guscio dell’uovo. L’aggressività viene controllata tramite il taglio del becco con una ghigliottina o una lama arroventata.  Altra conseguenza di questa selezione artificiale  è il prolasso uterino, causa  di morte per infezione o dissanguamento con un’agonia che dura due giorni. A circa un anno, dopo una vita così,  esauste con gli arti fragilissimi spezzati, vengono tirate fuori dalle gabbie  a manciate  tutte insieme, le vive con le morte, e spedite al macello.  L’allevamento in batteria delle galline ovaiole è così crudele che nei Paesi dell’Unione Europea è in corso la  loro graduale eliminazione. Ciò non avviene negli Stati Uniti.

Parlando delle mucche e delle galline abbiamo fatto 2 esempi di allevamenti intensivi. In tutti gli altri varia solo l’arredamento secondo il tipo di creatura che vi verrà imprigionata. Tutti  gli allevamenti intensivi, così come i mattatoi, sono progettati con il proposito di realizzare i propri prodotti al minimo costo, per ottenere il più alto profitto possibile:  più animali vengono stipati in un allevamento, o più animali vengono uccisi al minuto, più denaro se ne ricaverà.

Le misure di riduzione dei costi , così strutturate, non possono tenere conto del benessere animale e  fanno  della produzione industriale della carne, così come la vivisezione, una delle pratiche più crudeli della storia umana .

Analizziamola ancora questa produzione industriale .. perché  in questi inferni, pieni di  microbi, l’ olocausto animale non si arresta davanti a nessuna creatura:  i  polli  in numero di 10/15 per mq.,  con la luce accesa fino 23 ore al giorno, passano 30 giorni su 40  immobili sui loro escrementi; I conigli sono detenuti in numero di 2/3 in gabbie tanto piccole dove non possono nemmeno girarsi su se stessi.

la vita concessa alle scrofe  è di due anni - in natura ne vivrebbero 18 – e si svolge al chiuso, in spazi angusti su pavimenti grigliati di cemento che provocano ferite ed escoriazioni. Se sono destinate alla riproduzione vengono immobilizzate nelle gabbie di gestazione da dove, attraverso piccole feritoie, allattano  un numero sempre maggiore di cuccioli..se non andiamo errati, il numero auspicato dagli allevatori è di 38. Ai maialini vengono effettuate la castrazione, la limatura dei denti e il taglio della coda senza anestesia; 

le oche e  le anatre  vivono confinate in gabbie di 24 cm x 15 che le costringe a stare sempre curve. Quando non sono sottoposte al gavage - l’ingozzamento forzato con una palla di mais di circa 500 gr  dalle 3 alle 6t volte al giorno (come se una persona fosse costretta a mangiare 20 kg di spaghetti ) - vengono spennate vive per i fare i famosi piumini d’oca;

E, se i tacchini  crollano sulle proprie zampe martoriate dall’insostenibile peso dovuto all’ingrasso e i piccoli di bufala vengono lasciati morire nei modi più crudeli perché inutili: abbandonati, uccisi barbaramente, sepolti vivi o soffocati fra la paglia,  come possiamo non sentire l’agonia degli  animali del mare, la loro morte lenta per asfissia,  squartamento, bollitura da vivi  o essicazione, sorte destinata alle anguille chiuse in sacchi pieni di sale.

Uccidiamo anche 1.7000 mila agnelli  in Italia ogni anno. La maggior parte di loro arriva dall’Est Europa e, come gli altri animali trasportati,  in quei lunghissimi “viaggi della morte” vivono l’inferno prima ancora del mattatoio dove,  terrorizzati , vedranno  i compagni morire, li sentiranno urlare e saranno immersi nell’odore del sangue mentre la loro giovane vita si spegnerà  fra immense sofferenze.  

 L’elenco delle torture è certo più lungo di questo che abbiamo appena fatto, ci basti pensare che anche i cavalli, da molti considerati animali d’affezione  come i cani e i gatti, finiscono al macello  perché nessuna legge li protegge.

Una frase letta“ La crudeltà è spesso più sconvolgente dell’uccidere”ci induce ad aggiungere che l’uccisione degli animali che destiniamo alla nostra alimentazione non avviene quasi mai in modo  immediato. MUOIONO PEZZO PER PEZZO: Nel 2001 il “Washington Post” pubblicò un articolo di Joby Warrick intitolato Muoiono pezzo per pezzo . Il giornalista spiegava come, benchè gli animali (lui li ha chiamati bestiame) dovesse morire prima di raggiungere la sala taglio, spesso non andava così. Ramon Moreno, un operaio del mattatoio che per 20 anni è stato “secondo lavoratore” del processo produttivo – con il compito di tagliare via le zampe alle carcasse che sfrecciano al ritmo di 309 all’ora – descrisse a Warrick il processo: “sbattono le ciglia. Emettono versi”. Disse in modo sommesso. “la testa si muove, gli occhi sono aperti e si guardano intorno” eppure Moreno avrebbe tagliato lo stesso. Un brutto giorno continuò dozzine di animali arrivarono alla sua postazione chiaramente vivi e coscienti. Alcuni sarebbero sopravvissuti tanto al taglio della coda, che allo sventramento, che allo scuoiamento. “Muoiono” disse Moreno, “pezzo per pezzo”

“quando i maiali sentono l’odore del sangue, non vogliono proseguire. Ho visto maiali picchiati, frustati, presi a calci in faccia per spingerli verso chi è incaricato di bloccarli. Una notte un autista si è arrabbiato così tanto con un maiale che gli ha fratturatola schiena con l’asse di una tavola. Ho visto gli autisti dei maiali prendere il pungolo elettrico e ficcarlo loro nel sedere per farli muovere. Non mi piace, perchè rende i maiali doppiamente incontrollabili quando arrivano da me”.

“questi animali toccano l’acqua e iniziano ad urlare e a scalciare. Talvolta si dimenano così tanto che schizzano l’acqua fuori dalla vasca..ci sono braccia rotanti che li buttano sott’acqua, non hanno speranza di uscire. Non sono certo che muoiano bruciati prima di affogare, ma ci vuole un paio di minuti prima che smettano di dimenarsi”

“un giorno i maiali vivi mi stavano facendo impazzire..(quando) un animale ti fa arrabbiare(anche  se tu)  stai per ucciderlo…non ti limiti solo ad ucciderlo, ci vai giù pesante, insisti ..… non ce la facciamo a finire la trascrizione di questa  testimonianza che,come le precedenti,riportiamo prese  dal libro della Joy..ci limitiamo ad alcune considerazioni sia sui viaggi della morte che sui mattatoi.

Gli animali di allevamento, per legge, devono  venire storditi, resi cioè privi di sensi prima della macellazione. A causa della velocità delle operazioni e al gran numero di animali da macellare  molti di loro quando vengono appesi a testa in giù ai ganci che dal nastro trasportatore li consegna al primo operatore, sono ancora vivi, si dibattono e scalciano alzano la testa come per dire: “Aiutami” prima che la mannaia  li colpisca a morte.

Le testimonianze che riportiamo  dal libro della Joy evidenziano,  a nostro avviso, quanto la violenza del carnismo  sia anche  causa del comportamento inqualificabile di coloro che lavorano negli allevamenti intensivi e nei mattatoi: persone  stanche e stressate  dal rumore, dalle grida, dal sangue, dall’odore e dalla vista della morte. Lavoratori condizionati dall’ambiente  in cui sono costretti ad operare.    

Portiamo la responsabilità di diritti negati. La realtà  ci riguarda tutti. Non è motivo di colpevolizzazione delle singole persone o di singole azioni, è questione politica. La nostra società è antropocentrica: poggia le proprie  fondamenta su una logica prevaricatrice e di dominio,  violenta  sia all’interno della società umana con il razzismo e il sessismo ,  sia nei confronti della vita di tutti gli animali senzienti con lo specismo. E, sta distruggendo il Pianeta.  L’informazione è alla base di un nostro cambiamento personale, volto ad accelerare, altresì,  la  “legittimazione politica del discorso antispecista che avrebbe un enorme effetto sulla cultura generale e sulla percezione che le persone hanno di questi temi”.

In Italia, a differenza di altri Paesi occidentali, “non sono disponibili, nelle Linee Guida dietetiche ufficiali, raccomandazioni alimentari per i vegetariani, nonostante secondo stime recenti il numero di soggetti vegetariani nel nostro paese sia raddoppiato in pochi anni, superando oramai i 6 milioni di individui, cioè oltre il 10% della popolazione, e questo trend è stimato in crescita nel breve-medio termine”

Leggiamo Aldo Capitini:

“ Se non vuoi violenza non farla, disarmati. Disarmati con consapevolezza anche dalla quotidianità di un pasto”   e ancora..

“Accanto ad ogni essere, ci mettiamo in un’azione progressiva, e crediamo che quell’essere possa liberarsi e svolgersi a meglio e a più. Non guardiamo al punto di partenza che può essere diverso tra noi e lui, e pieno di limiti; ma la punto di arrivo comune, una realtà liberata che comprenda tutti”.

Qualcuno nel mondo, in passato come oggi, ha  scelto di vivere il futuro muovendosi nella direzione auspicata in cui ogni creatura non abbia più bisogno di implorare PIETA’.

Adesso tocca a noi restituire i diritti negati. Loro da quegli inferni, chiedono giustizia. 

(intervento di Graziella Crescentini Gori in occasione della Fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili "Fa' la cosa giusta" - Bastia, 2/3/4 ottobre 2015)