Mozzarella di bufala: eccellenza della crudeltà

Era il settembre 2014 quando denunciammo le condizioni di allevamento delle bufale per la produzione di mozzarella, con una investigazione realizzata dall’associazione austriaca Four Paws International.
 
 
 

A distanza di tre anni nulla è cambiato e se possibile le condizioni sono anche peggiorate, come dimostrano le tremende sequenze andate in onda ieri sera ad Animali come noi, la trasmissione di Giulia Innocenzi su Rai 2.

Il catalogo delle brutalità documentate è senza precedenti: dalle percosse con martelli e bastoni, alle condizioni igienico sanitarie insostenibili, gambe legate in sala mungitura ed animali con gravi ferite non curate, patologie come le mastiti estremamente diffuse a causa della massiccia produzione di latte ed la cattiva igiene, utilizzo di farmaci illecitamente, e contro la natura degli animali.

Tutto questo per produrre la mozzarella di bufala, un prodotto di cui il marketing zootecnico non finisce mai di decantare in ogni modo l’eccellenza.

Queste immagini ci raccontano una storia diversa, l’eccellenza della crudeltà.

Nel 2014 denunciammo la pratica di lasciare morire di fame i piccoli bufalini maschi. Li chiamano annutoli, cioè il niente, dalla totale mancanza di valore economico, trasferito anche in forma dispregiativa sul nome. Durante la trasmissione candidamente gli allevatori hanno ammesso questa pratica, un grave reato nel nostro Paese punito con la reclusione fino a due anni. I numeri sono nella banca dati dell’anagrafe zootecnica, forse 70mila, forse 120mila cuccioli di maschio abbandonati a morire di fame, ma nessuno vuole porre rimedio a questa illegalità diffusa e sistematicamente tollerata, quando non anche condivisa, come sembrava trasparire dalle parole di un medico veterinario intervistato in uno degli allevamenti.

I Ministri Martina e Lorenzin tacciono in questi giorni di denuncia di questi fenomeni. Il sistema dei controlli non è in grado di garantire il rispetto delle leggi e, come è evidente, la salute di chi consuma prodotti di origine animale. E’ ora di ripensare le politiche di produzione del cibo e “rottamare” questa industria dello sfruttamento. 

Iniziamo con le nostre scelte nel piatto, il potere di noi consumatori che nessuna industria potrà mai toglierci. Per il bene degli animali, del mondo e della nostra salute.

Roberto Bennati
Vice Presidente LAV