Cervelli animali collegati con elettrodi: come non definirla vivisezione?

La vivisezione non conosce limiti, e nonostante gli sperimentatori dichiarino di effettuare solo studi fondamentali all’avanzamento della ricerca e non dolorosi su animali, gli esempi della assurdità di tale obsoleta e immorale pratica sono all’ordine del giorno.

A lasciare basiti oggi è la notizia dello studio guidato da Miguel Nicolelis della Duke University che, in due esperimenti distinti, ha provato a collegare i cervelli di quattro topi e due scimmie per renderli 'telepatici' e in grado di cooperare. Nello specifico, i ricercatori hanno usato dei macachi, il cui compito era quello di muovere con il pensiero un braccio robotico, e dei topi, a cui erano stati inseriti degli elettrodi in grado di leggere l'attività di singoli neuroni e inviare al cervello di ognuno di essi i dati provenienti dagli altri topi, generando, a comando, lo stesso tipo di impulsi neurali. Tutto questo per mimare una sorta di telepatia, con il falso miraggio, e l’improbabile giustificazione scientifica, di poter controllare, in un lontano futuro le macchine col pensiero.

Pensare di creare cervelli robotici con impianti tra teste di esseri viventi è quantomeno irrazionale: sono più di 30 anni che vengono praticati simili atroci esperimenti, peraltro senza alcun risultato, se non quello di alimentare un patologico delirio di onnipotenza.

Ma quello che sconvolge di più è l’impassibilità con cui simili notizie vengono diffuse da quella stessa classe “scientifica” che si ostina a non voler definire “vivisezione” tali studi.

E come altro potremmo definire l’introduzione di elettrodi direttamente nel cervello di animali, vivi e svegli durante l’esperimento? Come pensare che, pur nella più ottimistica ipotesi per cui essi sopravvivano, non riportino danni, e non siano comunque condannati a morte?

Queste notizie occupano quasi in sordina le pagine dei giornali e del web, come se tutto fosse normale. Nessuno che analizzi i fatti dal punto di vista morale ponendo dei dubbi sull’eticità di una pratica tanto crudele e dolorosa, con l’intento, forse neanche tanto casuale, di abituare le persone ad accettare tali violenze come se fossero una normalità o un diritto della specie umana.

Sarebbe corretto, anzi doveroso, far vedere come sono ridotti questi animali, quali sono le loro condizioni reali, che li costringono a settimane o addirittura anni in gabbie di contenzione con impianti fissi nel cranio, subendo esperimenti lunghi e dolorosi dai quali non possono scappare, soli, sopraffatti dalla paura e dall’attesa rassegnata della morte. Perché dovremmo accettare tutto questo? Perché giustificarlo in nome di qualcosa che non esiste?

Questa è VIVISEZIONE: immorale, inutile e inaccettabile.

Ed è ora di urlare BASTA!