#Daniza: reclusione a vita è davvero unica soluzione?

Il 16 agosto la Provincia di Trento ordinava la cattura urgente dell’orsa Daniza, prevedendone il confinamento, ovvero l’uccisione, nel caso in cui la stessa si fosse rivelata pericolosa per gli operatori.

L'Avvocato Carla Campanaro – Responsabile Legale LAV – in una memoria (allegato) ricostruisce i fatti e le argomentazioni a favore della tutela giuridica dell’orsa Daniza in libertà, nel rispetto della sicurezza pubblica, evidenziando le carenze dell’Ordinanza emessa, avente effetti gravi ed irreversibili sulla vita dell’orsa e dei suoi cuccioli.

 

  • Un provvedimento a carattere eccezionale: gravità, istruttoria e motivazioni

L’ordinanza di cattura fa seguito della notizia della presunta aggressione dell’orsa ai danni di un cercatore di funghi. Un provvedimento di questo tipo può essere emanato solo in caso di gravità tale da non poter porre in essere provvedimenti ordinari e deve essere caratterizzato da adeguata istruttoria, nonché supportato da un adeguato impianto motivazionale. Tutti elementi non presenti nel testo adottato, che si limita a generiche considerazioni sul fatto che “l’orsa in questione aveva manifestato atteggiamenti aggressivi verso l’uomo pur non giungendo mai ad un contatto fisico e che quindi era oggetto di monitoraggio intensivo”.

  • Il parere dell’ISPRA: comportamento non anomalo e rischio per i cuccioli

L’ISPRA, chiamata ad esprimere un parere su richiesta del Ministero dell’Ambiente ha certificato che l’episodio “non può essere ascritto ad un comportamento anomalo dell’animale” rimandando alle azioni previste dal PACOBACE, Piano d’Azione Interregionale per la Conservazione dell’Orso Bruno cui la Provincia di Trento aderisce, (intensificazione del monitoraggio - cattura con rilascio - captivazione permanente), senza tuttavia motivare la scelta della captivazione permanente, ovvero la misura più restrittiva tra quelle possibili. Infine l’ISPRA non esclude, tra le varie conseguenze della cattura, anche la possibilità di morte dei cuccioli.

  • La “captivazione permanente”: una strada senza ritorno

Il confinamento a vita comprometterebbe permanentemente l’etologia dell’orsa Daniza: la captivazione permamente di un animale nato in libertà equivale in termini generali e, da un punto di vista squisitamente oggettivo, al maltrattamento dell’animale, ai sensi e per gli effetti dell’art 544 del codice penale, che sanziona lesioni e danni agli animali e sottoposizione a comportamenti incompatibili con l’etologia degli stessi, se non espressamente ‘necessitati’. Ma tale strumento nel caso dell’orsa Daniza è effettivamente previsto dal PACOBACE  sulla cui base ha agito la Provincia, in caso di necessità e qualora non ci siano  misure alternative. Il fulcro della questione resta quindi dimostrare la “necessità” della captivazione permanente, come unica soluzione possibile. L’esame attento della storia di Daniza, anche alla luce dei pareri degli esperti, mostra esattamente il contrario.

  • I pareri degli esperti: Daniza non è pericolosa

Nella mancanza di pareri tecnici della controparte, spicca a contrario il parere dell’etologo Roberto Marchesini, che definisce il comportamento dell’orsa Daniza come “perfettamente normale” ed aggiunge che la reazione dell’orsa, commisurata al contesto “depone per un grande equilibrio comportamentale”. Sulla vicenda si è espresso anche il dott. Antonio Carrara, Presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo, che sostiene come l’eventuale cattura e la captivazione permanente dell’orsa Daniza debba ritenersi una “sconfitta”.

  • Le norme per la tutela giuridica dell’orso: l'esistenza di alternative

Il PACOBACE, di cui la Provincia di Trento è parte assieme al Ministero dell’Ambiente ed all’ISPRA prevede espressamente che eventuali deroghe al fine prevalente della protezione delle specie protette, comportanti la cattura, possano essere concesse solo se è verificato “che non esistono alternative”, criterio questo che non appare adeguatamente soddisfatto, sulla base delle argomentazioni svolte.

Nel caso di specie carenti appaiono le valutazioni scientifiche della pericolosità dell’orsa, lo stesso ISPRA ha parlato di comportamento non anomalo, e non è dato reperire notizie certe sulla dinamica dell’incidente, né sulla sorte dei cuccioli in caso di cattura, sia sulla mancanza di alternative a tale ‘extrema ratio’, e sull’inefficacia di metodi alternativi, avendo la Provincia fatto uso dei suoi poteri urgenti in materia di sicurezza pubblica con scarne motivazioni in proposito, motivo per cui ci auspichiamo torni sui suoi passi, con maggiore concertazione delle parti coinvolte al fine di rinvenire una soluzione che nel tutelare la sicurezza garantisca anche la piena tutela dell’orsa e dei suoi due cuccioli.

Avv. Carla Campanaro - Responsabile Legale LAV