Ebola: curiamo la povertà invece di testare inutilmente vaccini su scimmie

Da settimane sentiamo notizie allarmanti che millantano possibili pandemie, come già successo per la SARS o per la fantomatica H1N1 (di cui ricordiamo i recenti scandali legati al business sul vaccino che ha coinvolto enti pubblici), ma quando si leggono ipotesi di questo tipo è sempre utile essere cauti e analizzare tutti gli elementi a disposizione, per evitare il ripetersi di bufale e infondati stati di panico in Paesi non a rischio come quelli occidentali.

Ovviamente c’è chi ha colto la palla al balzo per valorizzare il ruolo della sperimentazione animale per i vaccini, sfruttando la paura della gente per portare avanti la propria campagna pro-vivisezione continuando a fomentare lo stereotipo per cui chi vuole una ricerca alternativa è un ”antiscientista”. E’ arrivato il momento di dire basta a questa disinformazione.

Analizzando il comportamento del virus Ebola, sappiamo che dal 1976 a oggi non ha mai superato lo Stretto di Gibilterra e le sue epidemie si sono sempre autolimitate, comportando malattia e morte su persone in stati igienico-sanitari precari,  infatti, un apporto di minerali e vitamine adeguati sembra essere fondamentale per la difesa antivirale. Il problema ci riguarda comunque, perché dobbiamo essere di aiuto alle popolazioni delle fasce più povere, ma sicuramente non lo saremo con una ricerca lunga e costosa che rimane, come al solito, nelle mani di pochi e non al servizio dei poveri, a cui non mancano i farmaci ma i beni più comuni come cibo e acqua.

Nonostante queste evidenze, i media continuano a parlare di proporzioni drammatiche dell'epidemia, volte a creare paura. E’ vero che sta crescendo il numero totale di persone infettate, ma dall’altro lato si sta riducendo in modo deciso la gravità dell'infezione, infatti i dati ufficiali dell'OMS mostrano con chiarezza come a luglio la mortalità da Ebola in tutta l'Africa Occidentale avesse un tasso del 61%, ma ad agosto fosse del 50% e attualmente la mortalità delle persone che si sono ammalate è arrivata al 38% (senza alcun trattamento farmacologico).

Chiarificatrice l’affermazione del direttore generale dell'OMS, massima autorità sanitaria mondiale nel campo della epidemiologia infettiva, che sottolinea "l'esperienza ci dice che le epidemie di Ebola possono essere controllate anche senza vaccini e cure specifiche. Nonostante ciò, a causa della tremenda concomitanza di povertà, sistemi sanitari inefficienti e paure, nessuno parla di una rapida conclusione dell'epidemia. Serviranno sforzi coordinati da parte della comunità internazionale ancora per molti mesi... ".

Quindi il punto cruciale non è vivisezionare scimmie per chimerici vaccini, sperperando soldi, lavoro e ovviamente vite, ma curare la povertà che affligge queste zone del mondo, facendoci carico della responsabilità morale verso popolazioni che ancora oggi versano in condizioni disumane, quando il mondo occidentale si ammala di obesità.

Michela Kuan – Responsabile LAV Settore Vivisezione