Governo difenda restrizioni su test animale da attacco di Bruxelles

"Supporteremo il Governo italiano nella difesa del decreto legislativo 26/2014, contestato perché più restrittivo rispetto alla Direttiva europea".

Questa la posizione della LAV, riferita all'Adnkronos da Gianluca Felicetti, presidente LAV, in relazione alla messa in mora (primo stadio della procedura di infrazione) dell'Italia da parte della Commissione Europea: la legge italiana, secondo la Commissione Ue, porrebbe limitazioni eccessive all'utilizzo degli animali per scopi scientifici, rispetto a quanto viene consentito dalla direttiva 2010/63/Eu.

"Se l'Ue avesse voluto una normativa identica in tutti i Paesi, avrebbe avuto dovuto emanare un Regolamento - sottolinea Felicetti - invece, in questo caso si tratta di una Direttiva che, quindi, dà modo a ogni Stato membro di poter essere più restrittivo, anche in ossequio al art.13 del Trattato di Lisbona che ha inserito la tutela degli animali come esseri senzienti".

L'Italia aveva già fissato, nella precedente legge, delle restrizioni relative alla sperimentazione animale e le ha previste anche in questo decreto legislativo. In particolare: divieto di allevare cani, gatti e primati non umani a fine di sperimentazione; limitazioni che riguardano l'utilizzo di animali per sperimentare alcol, droghe e tabacco; impossibilità di riutilizzare un animale già usato per sperimentazioni gravi; divieto di fare ricorso, per la sperimentazione, a cani e gatti randagi.

Quest'ultimo aspetto "è stato rilevato dalla Commissione come una delle difformità (per noi in positivo) della legge italiana rispetto alla Direttiva Ue che invece, scandalosamente, prevede la possibilità di questo utilizzo, a cui l'Italia ha detto 'no' dal 1992", aggiunge Felicetti.

"Noi - sottolinea il presidente - forniremo al ministro Lorenzin la memoria giuridica che abbiamo preparato con il contributo di docenti di Diritto europeo di diverse università italiane, convinti che il Governo voglia difendere il provvedimento in ogni maniera a Bruxelles e che il nostro ministro della Salute non voglia essere ricordato come il ministro che si è piegato a una comunicazione di messa in mora" che peraltro questa volta non giunge "per violazioni in negativo o ritardi, ma per una normativa approvata dalla larga maggioranza del parlamento e varata da questo governo".