La holding del traffico di fauna selvatica

Se morivano, impigliati nelle reti dei bracconieri, gli uccellini catturati (tordi, allodole, merli, cesene) venivano comunque recuperati e poi trasferiti con dei freezer nei ristoranti del nord Italia per diventare “prelibati piatti” per i cosiddetti “palati fini”: è quanto ha scoperto il Corpo Forestale dello Stato, nel corso del blitz coordinato dalla Procura di Firenze nell'ambito del quale sono state effettuate perquisizioni in Campania, Umbria e Toscana.

Nove, complessivamente, le persone indagate al termine del blitz scattato all'alba a cui hanno preso parte, nelle tre regioni, circa 150 uomini.  Il centro del traffico è risultata la Toscana, nelle province di Firenze, Pisa, Pistoia, Lucca ed Arezzo, dove gli animali vengono smistati per la vendita.

In Campania le attività dei bracconieri si sono concentrate nel Casertano, nella zona di Castel Volturno, precisamente nella cosiddetta Terra dei Mazzoni, rotta di migrazione per migliaia di uccelli che, ogni anno, sorvolano queste vaste aree per raggiungere le zone di svernamento. Lì sono entrati in azioni gli uomini del Corpo Forestale dello Stato che hanno trovato e sequestrato reti, richiami acustici, munizioni ed armi. Un uomo di 48 anni, è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere per violazione alla normativa in materia di armi. 

I “Mazzoni” e il Litorale Domitio da sempre rappresentano il regno dell’illegalità venatoria in Campania, ma non solo: tutta la zona è fortemente controllata dai clan, difatti qui, come la cronaca nera tristemente testimonia, si praticano illeciti d’ogni sorta, dallo sfruttamento della prostituzione delle ragazze di colore, ai combattimenti tra cani, dagli allevamenti abusivi di bovini infetti da brucellosi, al vandalismo edilizio. L’area è interessata dalle rotte migratorie della fauna selvatica e vi sono decine di laghetti o “vasche” usati per il bracconaggio

Lo specchio d’acqua viene appositamente preparato con canne e piante palustri per riprodurre l’ambiente naturale degli uccelli acquatici. Al centro del laghetto vengono messe sagome di anatre o trampolieri o addirittura uccelli vivi legati con una cordicella. I migratori vengono poi attratti con richiami acustici che riproducono i versi delle specie da abbattere. 

Gli uccelli vengono catturati anche con le reti: ci sono postazioni lunghe decine di metri posizionate in posti strategici che sono capaci di catturare centinaia di animali al giorno. Una sorta di industria della fauna selvatica che “produce” sia uccelli vivi, da utilizzare come richiami per la caccia, sia fauna morta da vendere a ristoratori del Nord. Gli uccelli vengono uccisi con modalità spicce e brutali e sistemati in casse tipo frutta. Diverse operazioni di polizia giudiziaria hanno smascherato questo traffico. Proprio a Firenze, nel 2001, l’allora Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, con il nostro ausilio, dopo settimane di indagini riuscì a bloccare al casello autostradale un trafficante che trasportava un centinaio tra tordi e cesene catturati nel Casertano e destinati al mercato illegale toscano. Altre operazioni hanno sgominato il traffico di fauna selvatica viva dalla Campania al Bresciano.

Nelle province campane l’uccellagione e il contrabbando di fauna selvatica rappresentano un’annosa piaga. Esistono veri e propri mercati settimanali dove gli uccelli catturati vengono venduti. Purtroppo è un problema che viene sottovalutato anche se si tratta di un’attività criminale non solo fortemente preoccupante per l’impatto che ha sulla fauna, ma anche per la presenza –che spesso diventa vera gestione-, di elementi legati alla criminalità organizzata. Sul traffico di fauna selvatica, infatti, si intrecciano interessi vari che rappresentano un pericolo per la natura, gli animali e l’ambiente, ma che rappresentano anche un florido business per gruppi criminali, per questo occorre reprimere il fenomeno con incisività e determinazione.

Ciro Troiano
Criminologo, resp. Osservatorio Nazionale Zoomafia LAV