La vivisezione in Italia regione per regione

  • 609 i laboratori con animali.

  • In aumento il numero di sperimentazioni in deroga, soprattutto senza anestesia

  • 2.603.671 gli animali usati nei laboratori nazionali dal 2007 al 2009, per lo più in Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Toscana e Veneto.

Abbiamo messo sotto la nostra lente di ingrandimento (guarda l'infografica) i dati più recenti ottenuti, grazie ad una storica sentenza del TAR, dal Ministero della Salute, relativi al biennio 2008-2009, pubblicandoli nella nuova edizione del Dossier "La vivisezione in Italia regione per regione".

Tra il 2008 e il 2009 sono state effettuate ben 350 procedure senza anestesia con un numero indefinito di animali, esperimenti che hanno comportato intensi e prolungati livelli di dolore senza alcuna forma di lenizione, solo per citarne alcuni: fratture, incisioni, innesti, investigazioni sul cervello, studi psichiatrici, trapianti di organi, lesioni del midollo, stress acuto e stimolazioni cerebrali profonde con elettrodi. 

La vivisezione non è un orrore del passato, ma un incubo che appartiene anche ai nostri giorni e riguarda tutti. La sperimentazione animale è un grave errore metodologico che continua a mietere centinaia di milioni di vittime animali e umane, perché nessuna specie vivente può essere modello sperimentale per le altre a causa delle enormi differenze genetiche, anatomiche, biologiche, metaboliche, psichiche, etologiche che le contraddistinguono.

Grazie all’articolo 13 della Legge di delegazione europea n.96 del 2013 finalmente l’Italia potrebbe essere protagonista di un’inversione di marcia per aprire le porte a tecniche innovative senza animali. Un'occasione preziosa che non deve essere assolutamente persa con l’emanazione del nuovo decreto legislativo!

La vivisezione non comporta solo la morte delle cavie coinvolte nei test, ma anche gravi effetti avversi per la nostra specie diventando la quarta causa di morte negli Stati Uniti. Solo l’8% dei farmaci passa la fase clinica sull’uomo, con un indice di insuccesso altissimo e un ingente spreco di risorse. 

Un altro clamoroso esempio della non attendibilità del modello animale riguarda gli studi sulla diossina, una sostanza altamente tossica per l’uomo, al centro di gravissimi problemi ambientali e sanitari nel nostro Paese, e non solo nella cosiddetta Terra dei Fuochi: è interessante che i test su animali non siano comparabili per la nostra specie e abbiano permesso, per anni, di sottovalutare il problema contribuendo a inquinare il nostro Paese irrimediabilmente.

Tra specie geneticamente vicine (spesso topi e ratti vengono confusi) la dose mortale di diossina può variare di molto: circa 20mg/kg nel ratto, 200 nel topo e 5000 nel criceto! Pertanto, scegliendo opportunamente la specie animale, si potrà dimostrare un risultato o il suo contrario a seconda di quanto fa comodo al committente. 

Gli studi di tossicità condotti su animali non possono essere considerati predittivi a causa delle significative differenze tra le specie rispetto a parametri farmacocinetici quali assorbimento, distribuzione, metabolismo, escrezione dei composti chimici o dei farmaci.

Già dal 1987, in un’udienza congressuale sull’argomento, eminenti tossicologi affermarono che l’LD50 (test sulla dose letale: riguarda la quantità di dose necessaria ad uccidere la metà della popolazione campione) non è una costante biologica. Questo genere di test offre alle grandi società la possibilità di difendersi in caso di danni alla salute causati dai loro prodotti, potendo sostenere di aver eseguito i dovuti esperimenti sugli animali ma senza alcuna certezza per noi umani. 

La sperimentazione animale è un modello scientifico mai validato, che basa su enormi interessi economici le sue fondamenta e non su serie evidenze scientifiche.

Una ricerca algoritmica al computer di tutti gli articoli di ricerca di base pubblicati in sei delle principali riviste scientifiche (Nature, Cell, Science, Journal of Biological Chemistry, Journal of Clinical Investigation, Journal Experimental Medicine) dal 1979 al 1983 ha evidenziato come dei 25.190 articoli, 101 (0,4%) avessero qualche pretesa di potenziale applicazione agli umani, di cui 27 hanno portato a una prova clinica, solo 5 hanno passato i trial clinici e solamente 1 (0,004%) ha condotto allo sviluppo di una classe di farmaci clinicamente utili e questo unico, tra l’altro sviluppato senza uso di animali!

Michela Kuan, biologa, responsabile LAV Vivisezione