"Dal greto del fiume", racconti di empatia e nonviolenza

Con il suo nuovo libro, “Dal greto del fiume” (Mimesis 2017, pp. 211, € 18), Francesco Pullia, animalista, vegano, sostenitore della Lav dagli anni Ottanta con all'attivo altre diciotto pubblicazioni tra poesia, narrativa e saggistica, continua un percorso incentrato sulla nonviolenza, sulla compresenza capitiniana (il concorso di tutti gli esseri, inclusi gli assenti, alla creazione di socialità), sull'empatia, sulla compassione buddhista, sulla finitudine come occasione di riscatto verso una più consapevole accezione della vita.

Suddiviso in quattro sezioni collegate tra loro come da un filo invisibile, il libro attraversa e unisce nella stessa tensione umani e non umani, natura e visione, rendendoci partecipi, sin dalle prime battute, di un cammino corale di partecipazione e affrancamento. Il greto di un fiume può restare in secca, inaridito, oppure ospitare la dinamicità dell’acqua, accogliere la spinta (a volte impetuosa, altre, invece, più calma, ma, comunque, sempre costante) ad oltrepassare il facile adagiarsi sulla superficie. Spetta al viandante affinare sguardo ed ascolto per scorgere bagliori nella massa che scorre.

Queste pagine traboccano di sofferenza ma anche di speranza, intrise, come sono, di accesa spiritualità. Gatti, cani, topi, mucche, uccelli, elefanti, tigri, insetti, alberi, fiori, montagne, vibranti affetti personali (si pensi alle pagine dedicate ai genitori scomparsi e alla moglie Paola), luoghi mitici e leggende indiane, monasteri tibetani, ma anche due artisti del XVII secolo, come Guido Reni e Frate Umile, alle prese con la rappresentazione dell'eterna lotta tra bene e male, tutto si fonde in un amalgama il cui scopo è quello di mettere in moto e fare risuonare le nostre corde interiori.

"La meta", scrive l'autore in chiusura, "è la luce".