ITALCARNI: prove schiaccianti per veterinari ASL. Rinvio al 21 ottobre

Udienza decisiva questa mattina presso il Tribunale di Brescia per il processo sullo scandalo Italcarni che coinvolge il macello di Ghedi (Brescia): dopo la richiesta di patteggiamento da parte di B.F, M.A. e H.N., dipendenti della Italcarni Srl di Ghedi (Brescia) che hanno già ammesso le sevizie inflitte agli animali, ecco il giudizio in rito in abbreviato per gli imputati M.P. e G.B., veterinari della ASL di Brescia.

L’inchiesta nasce su denuncia di una veterinaria ASL, gravemente ostacolata perché cercava di applicare le norme sanitarie all’interno del macello.

Rinvio al 21 ottobre prossimo, ore 10:30, per l’ultima udienza.

Questa mattina si sono svolte le discussioni di tutte le parti, con la Procura di Brescia, la LAV parte civile assistita dall’Avv. Carla Campanaro, insieme ad Animal Amnesty, LAC e Comune di Ghedi, e delle difese. Cinque gli anni chiesti dal PM Ambrogio Cassiani per G.B., tre anni e mezzo per M.P., più pene accessorie, mentre gli Avvocati Campanaro e Arena hanno sottolineato la correlazione tra tutela del benessere animale nei macelli e tutela della salute dei consumatori finali delle carni derivate da bovini a terra, scientificamente a rischio maggiore di contaminazione batterica. L’Avvocato Campanaro ha anche evidenziato l’interesse economico alla base delle condotte degli imputati, più preoccupati di evitare un danno economico a allevatori e macellatori di bovini a terra, che della tutela della salute umana e animale.

“La piena ammissione di colpa dei dipendenti, già accertata in sede di patteggiamento, conferma una prassi reiterata all’interno della struttura, di cui i veterinari non possono dirsi estranei secondo quanto finora emerso in sede processuale, confermata anche dalle testimonianze rese dai due consulenti della difesa, il Dott. Giorgio Varisco e la Dott.ssa Serena Milesi (udienza del 30 maggio 2016) – commenta Roberto Bennati, vicepresidente LAV – In considerazione di violazioni così gravi sarebbe stato opportuno che la ASL decidesse di chiudere la struttura ai sensi della normativa europea, dimostrando discontinuità dalle condotte poste in essere fino ad allora e rese possibili dai veterinari imputati”.