L'Oreal-Unesco premiano ricerca al femminile, ma a spese degli animali

Un’iniziativa più che lodevole quella promossa dal programma L’Oréal-Unesco For woman in science, che premia giovani ricercatrici per diffondere il messaggio che si debba garantire alle donne pieno accesso al mondo scientifico e pari opportunità di carriera. Oggi, infatti, in campo scientifico le figure femminili rappresentano ancora solo il 30%.

Lascia tuttavia basiti il fatto che tra i progetti vincitori figuri anche uno studio relativo alla ludopatia condotto sugli animali. Anche grazie a questo premio, infatti, Francesca Zoratto, dell’Unità di primatologia cognitiva dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr, studierà il comportamento di ratti e scimmie posti di fronte a scelte rischiose per ricavarne informazioni sulla propensione al gioco d’azzardo patologico negli umani.

È deludente, avvilente e incoerente che proprio l’azienda L’Oreal, simbolo dell’innovazione nella ricerca, che ha investito nei metodi alternativi in vista del divieto di sperimentare i cosmetici su animali, sostenga la vivisezione. Questa azienda è stata bersaglio di decennali campagne animaliste ma purtroppo ancora oggi conferma una politica commerciale che non tutela né animali né consumatori, scegliendo di sostenere una scienza basata su modelli assurdi e inattendibili.

Soprattutto nel campo delle dipendenze, è lampante che il modello animale non possa essere predittivo per la nostra specie, che ha relazioni psicologiche complesse e frutto di stimoli ambientali completamente diversi da quelli che vive un ratto, o qualsiasi altro animale, in una gabbia di un laboratorio. Pensare di guarire gli uomini dal gioco d’azzardo studiando gli animali, non ha nessuna base scientifica e comporta lo sfruttamento e il dolore di esseri senzienti. E per cosa? Per un gioco che, oltretutto, è legale nel nostro Paese, dove slot machine e gratta e vinci riempiono bar e tabaccherie, con tante persone di ogni età che spendono i pochi euro che hanno per un “sogno” illusorio e spesso pericoloso, alimentato con la complicità dello Stato.

Chi lavora con l’uomo e per l’uomo si oppone al modello animale perché pericoloso, inutile e obsoleto: sono sempre di più i medici, pediatri, psicologi, biotecnologi e biologi contrari alla sperimentazione sugli animali. Tra questi anche il prof. Mucelli della Facoltà di Medicina e Psicologia "Sapienza" Università di Roma ed esperto nelle tossicodipendenze dal 1979, che afferma “i meccanismi di tossicodipendenza indotti negli animali sono totalmente diversi e non estensibili ai modelli di tossicodipendenza umani, considerate le differenze relative al funzionamento mentale nel suo complesso, al sistema motivazionale, al contesto di assunzione”.

Un’altra ricerca non solo è possibile, ma doverosa: proprio nel campo della dipendenza da gioco sono stati condotti recenti studi su persone affette da tale patologia, grazie al monitoraggio delle aree cerebrali sollecitate di fronte alle diverse ricompense.

Il 1 gennaio del 2017 dovrà entrare in vigore il divieto di testare sostanze d’abuso su animali, un bando fondamentale che rischia di slittare per interessi economici e di carriera; una potente lobby vivisettoria sta conducendo una campagna di disinformazione che, purtroppo, incontra minime resistenze e quasi mai un contraddittorio sulle tante testate di parte e che, come in questo caso, viene pubblicizzata da grandi ditte, addirittura con il sostegno dell’Unesco.

Ma un’altra scienza è possibile: perché questi inutili, immorali e pericolosi test finiscano, partecipa alla petizione promossa da LAV.

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Michela Kuan
Responsabile LAV Ricerca senza Animali