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La strage legalizzata: 80.000 canguri uccisi per 4,20€ ciascuno in Australia del Sud

Una caccia cruenta e nascosta, con la quale aziende italiane fanno profitti.

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martedì 31 marzo 2026

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L'Italia è il primo Paese dell'Unione Europea per importazione di pelli di canguro

In Australia del Sud un programma governativo finanzia l'uccisione di massa dei canguri con incentivi in denaro. E l'Italia è il primo Paese dell'Unione Europea per importazione di pelli di canguro. Una caccia cruenta e nascosta, con la quale aziende italiane fanno profitti.

UNA TAGLIA SU UN ANIMALE SACRO
Dal maggio 2025, il governo dell'Australia del Sud ha avviato un programma ufficiale — il Drought Support Package — che prevede il pagamento di incentivi economici per l'uccisione di canguri in aree colpite dalla siccità. Il prezzo per ogni animale ammazzato e destinato alla filiera commerciale è fissato in 5 dollari australiani: circa 4 euro e 20 centesimi. Per i canguri uccisi ma non commercializzati, la cifra sale a 7 dollari, con l'obbligo di documentare il corpo dell'animale con una fotografia geolocalizzata.
E pazienza se le popolazioni aborigene australiane vedono mercificare il loro totem sacro.

Il programma, gestito dal Dipartimento per le Industrie Primarie (PIRSA), è presentato come  risposta “umanitaria” a una crisi climatica: dopo anni di stagioni favorevoli che avevano fatto crescere le popolazioni, la siccità avrebbe reso gli animali un "peso" per i pascoli. Ma dietro la retorica della gestione sostenibile si nasconde una realtà ben più brutale.

5 dollari australiani. Circa 4 euro e 20 centesimi. Questo è il valore che lo Stato dell’Australia del Sud assegna alla vita di un canguro.

LE PROVE CHE NESSUNO CONTROLLA DAVVERO
Le Linee Guida del programma stabiliscono che ogni canguro abbattuto — ma non destinato alla vendita — debba essere documentato con una fotografia. Il cacciatore deve effettuare un taglio profondo nel fianco sinistro dell'animale (per consentirne una rapida decomposizione), spruzzare un numero progressivo con vernice spray sulla corpo, e immortalare la scena con uno smartphone dotato di GPS. Le immagini che ne risultano — corpi a terra, numerati come oggetti in un magazzino, con tagli visibili — vengono poi trasmesse alle autorità per riscuotere il compenso.

In base al Code of Practices for the Commercial Shooting of Kangaroos, i canguri devono essere uccisi con un unico colpo di fucile alla testa. Eppure, il sistema di controllo si rivela quanto mai fragile. Le stesse linee guida ammettono che le fotografie vengono verificate dal personale PIRSA solo "in alcune occasioni". In altri casi, la verifica è affidata ai macellatori industriali. Nessun osservatore indipendente è presente sul campo. La prassi consolidata di rimuovere la testa degli animali direttamente sul luogo dell'uccisione rende di fatto impossibile accertare la modalità con cui l'animale è stato colpito.

Non sorprende, quindi, che su decine di migliaia di animali abbattuti, nessuna singola richiesta di rimborso risulti essere stata respinta per abbattimento non conforme agli standard. Un dato statisticamente impossibile. Il sistema è strutturato per pagare, non per controllare.

I CUCCIOLI: UNA NORMA CHE DICE TUTTO
Tra le disposizioni più rivelatrici del Codice nazionale richiamato dalle linee guida vi è quella relativa ai joey, i cuccioli di canguro. I piccoli già ricoperti di pelo devono essere uccisi con un colpo alla testa (anche scaraventati contro i pick-up usati dai cacciatori). Quelli ancora privi di pelo possono essere ammazzati per decapitazione. Queste indicazioni — presentate come garanzie di "umanità" — si trovano nei documenti ufficiali di un programma pubblico finanziato con fondi statali.

L'ITALIA NELLA CATENA: PRIMA NELL'UE PER IMPORT DI PELLI
Ciò che accade in Australia non è lontano da noi quanto vorremmo credere. L'Italia è il primo Paese dell'Unione Europea per importazione di pelli di canguro, e una quota significativa di questo materiale finisce nel settore del motorsport e dell'abbigliamento tecnico per motociclisti. Aziende italiane di fama mondiale come Dainese e Alpinestars — i cui prodotti vestono piloti professionisti nei campionati più importanti al mondo, dal MotoGP alla Superbike — utilizzano pelle di canguro per la realizzazione di tute e accessori.

La pelle di canguro è apprezzata dall'industria per le sue proprietà meccaniche: leggerezza, resistenza all'abrasione, flessibilità. Ma dietro ogni capo prodotto con questo materiale c'è un animale ucciso nell'outback australiano, in un sistema in cui la verifica del benessere è affidata a una fotografia sul cellulare del cacciatore. Tutto questo nonostante esistano materiali alternativi, animal-free, ugualmente performanti.

Ogni tuta griffata Dainese o Alpinestars realizzata in pelle di canguro è il capo terminale di una filiera che inizia con una taglia da 4 euro.

Il consumatore europeo - e italiano in particolare -  raramente è informato di questa connessione. Le etichette parlano di "pelle esotica" o semplicemente di "cuoio tecnico" con la dicitura commerciale “K-leather”.  La trasparenza lungo la filiera è quasi inesistente. Chi acquista una tuta da moto non sa, e spesso non può sapere, da quale sistema di uccisione proviene il materiale che indossa.

Chiediamo con urgenza:

  • alle aziende italiane del motorsport di eliminare la pelle di canguro dalle proprie linee produttive e di adottare materiali alternativi e animal-free;
  • al Parlamento italiano di approvare con urgenza il divieto di import e commercio di prodotti ricavati dalla caccia commerciale dei canguri (la proposta di legge C.961 è ferma da troppi anni);
  • al Governo australiano di abbandonare i programmi di incentivi economici per l'uccisione e di investire in soluzioni di coesistenza sostenibile con la fauna selvatica;
  • ai motociclisti e agli appassionati di motorsport di scegliere consapevolmente brand e prodotti animal-free, inviando un segnale chiaro al mercato.

Un canguro non vale 4 euro e 20 centesimi. La vita di un animale selvatico - simbolo di un intero continente e totem sacro per le popolazioni aborigene australiane - non si misura in dollari australiani.

Continueremo a lavorare perché questa filiera di violenza venga smantellata, in Australia come in Italia.