Gli agnelli che saranno uccisi per essere consumati come “piatto pasquale” sono nati due settimane fa e tra una decina di giorni saranno trasportati al macello e la loro vita sarà brutalmente interrotta.
Neonati, che nel singolo mese di esistenza a loro concesso, avranno solo conosciuto dolore e sofferenza: il distacco dalla madre, la paura durante il trasporto, la fame, la sete e, in ultimo, il terrore dentro al macello dove, prima che arrivi il loro turno di morire, sentiranno i belati dei loro compagni a cui la vita sta già venendo sottratta.
Ogni anno gli agnelli uccisi per diventare cibo tradizionale da mangiare a Pasqua e Pasquetta sono oltre mezzo milione. Ma che tradizione è una che pretende di celebrare la pace e la vita chiedendo la morte di animali di tre, massimo quattro, settimane?
Il simbolismo del sacrificio di Gesù per l’umanità, a cui si lega la tradizione del consumo di carne di agnello, può essere rappresentato in molti altri modi, anche perché gli agnelli non scelgono di morire per noi, non compiono un sacrificio: vengono fatti nascere e uccisi per nostra volontà. Più che di sacrificio qui si tratta di carneficina.
Solo nel 2025, sono stati macellati più di tre milioni di agnelli e capretti, di questi, oltre un milione sono stati macellati tra aprile e dicembre, proprio in occasione delle festività. Si tratta di individui che spesso provengono dall’estero – Ungheria e Spagna in particolare – e che hanno dovuto sopportare anche il trasporto fino al macello in Italia, stipati su camion senza la possibilità di bere o mangiare, per giorni.
Quindi sfatiamo anche il mito che il consumo di carne per la tradizione sia targato Made in Italy. L’importazione di carni e di animali vivi è altissima, soprattutto per alcune specie: oltre agli agnelli, anche i suinetti, maialini che verranno ingrassati e macellati in Italia ma che spesso arrivano, per esempio, dalla Danimarca. Così come vitelli dalla Francia.
La retorica della tradizione buona, locale, italiana, è quanto di più lontano ci sia dalla verità: vite miserabili di milioni di animali fatti nascere per essere uccisi. Tenuti in vita quanto basta per arrivare al peso utile per la macellazione, in condizioni di sofferenza perenne.
Questa concezione di Made in Italy, tanto cara al Ministro della Sovranità Alimentare e al nostro Governo, viene usata per promuovere “l’autenticità e l’integrità del nostro patrimonio produttivo”, peccato che solo l’ultima parte – l’uccisione – sia effettivamente a marchio italiano e che cerchi di valorizzare unicamente quelle pratiche che
Possiamo e dobbiamo fare meglio di così: abbandonare la retorica della “buona tradizione italiana”, che non è altro che una strategia di marketing per coprire gli orrori dell’industria zootecnica, e iniziare a celebrare le nostre Feste e tradizioni in un modo davvero allineato al loro significato, rispettando il diritto alla vita e alla dignità di tutti, umani e animali.
Per questa Pasqua scegli di non portare in tavola prodotti animali e celebra davvero la vita e la pace, la gioia di stare con chi si ama e la condivisione, con un menu 100% vegetale.