Home | Notizie | Alessandria: allevatori di cavalli accusano i piccioni di presunto contagio

Alessandria: allevatori di cavalli accusano i piccioni di presunto contagio

Leggi l'articolo

Ultimo aggiornamento

giovedì 24 settembre 2015 22:00

Condividi

A Novi Ligure (Alessandria) gli allevatori dei cavalli residenti nell’ippodromo Ricci, chiedono a gran voce lo sterminio di una colonia di colombi perché, a loro dire, vi è il “rischio concreto” di trasmissione della West Neal Disease – la febbre del Nilo – che in alcuni casi potrebbe determinare la morte degli equini contagiati.

Come in analoghi casi, in cui sono in gioco problemi di convivenza con gli animali selvatici, l’unica soluzione proposta dall’uomo è lo sterminio incondizionato, la soluzione finale.

“Ammazzare i colombi non ha alcun senso, perché gli spazi lasciati liberi verrebbero immediatamente occupati da altri uccelli provenienti dalle zone limitrofe – commenta Massimo Vitturi, responsabile Animali Selvatici della LAV – inoltre, ciò configurerebbe una grave violazione delle norme poste a tutela della fauna selvatica, poiché non vi è alcuna evidenza che quei colombi siano portatori del virus”.

L’uccisione degli animali selvatici è sempre un atto estremamente crudele e del tutto privo di efficacia. In questo come in altri casi, per allontanare i colombi è sufficiente controllare le fonti di alimentazione, curando con puntualità l’asporto dei rifiuti e la pulizia dei luoghi. Inoltre, è anche importante ridurre la disponibilità dei siti di nidificazione chiudendo, solo dopo aver accertato che non siano occupati, pertugi ed accessi alle zone dove i colombi possono trovare un luogo ideale per far crescere i loro piccoli.

“Vogliamo infine ricordare che i colombi, come tutti gli animali selvatici, sono tutelati dalle norme nazionali e regionali, in quanto parte insostituibile dell’ecosistema in cui viviamo – aggiunge Vitturi -  qualsiasi intervento sulle loro popolazioni è autorizzato dalle Amministrazioni solamente in casi eccezionali, di comprovata pericolosità, previa autorizzazione degli Enti nazionali preposti alla protezione dell’ambiente, e solo dopo aver dimostrato che ogni soluzione ecologica ed incruenta è inefficace. Ogni altro intervento, compiuto al di fuori di questo perimetro, configura un reato di carattere penale”.