Limitare l'infiammazione alimentare per difendersi dal Covid-19

La conoscenza del coronavirus, causa del Covid-19, e del modo in cui agisce sul corpo umano, progredisce quotidianamente. Se all?inizio si pensava che colpisse direttamente i polmoni, rendendo difficile il passaggio dell'ossigeno, oggi, invece, si è capito che il virus agisce scatenando una tempesta infiammatoria legata all?attivazione di numerose citochine, tutte con valenza immunologica.

Le citochine sono proteine di piccole dimensioni che si legano a specifici recettori presenti sulla membrana della cellula, comunicando un'istruzione specifica: le citochine prodotte dalle cellule del sistema immunitario svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione e nell'attivazione dei nostri meccanismi difensivi e nei processi infiammatori.

Nel COVID-19 esse determinano un aumento della coagulazione e la produzione di microcoaguli e microtrombi polmonari, dovuti all?infiammazione dei vasi, che alterano il flusso di sangue e la distribuzione del rapporto tra sangue e aria nei tessuti coinvolti. Di conseguenza, gli effetti patologici gravi e le complicanze letali sono dovuti principalmente all?azione infiammatoria del virus e agli effetti delle citochine coinvolte. Se in una polmonite classica alcune zone polmonari, o l?intero organo, si riempiono di secrezioni purulente e si riduce la porzione di polmone sano che può respirare, con il Covid-19, invece, si attiva un processo infiammatorio immunologico che modifica la funzione dei vasi.

È importante sottolineare, quindi, come la riduzione dei livelli di infiammazione dell'organismo possa ridurre o contenere questo aspetto.

Tra le terapie farmacologiche più promettenti, infatti, c'è l'inositolo, una molecola naturale, senza effetti collaterali, che blocca alla base il rilascio della Interleuchina-6 (IL-6) mediata e inibisce, quindi, la tempesta citochinica che è alla radice della polmonite da Covid-19. Un eccesso di IL-6 impedisce la normale diffusione dell?ossigeno dagli alveoli al sangue provocando un collasso della circolazione a livello dei tessuti con fenomeni di micro-trombosi. L'associazione di Inositolo con anti-infiammatori e anti-coagulanti è stata direttamente sperimentata su pazienti, e ha dato subito effetti positivi evitando ai malati l?evoluzione della malattia in una fase più pericolosa, che comporta il ricovero ospedaliero.

Come entra in gioco l'alimentazione, e come può aiutarci?

È ormai noto che i segnali infiammatori indotti dal cibo sono molto potenti. Gli studi epidemiologici hanno permesso di capire che esiste una relazione diretta e profonda tra ciò che si mangia, il proprio profilo alimentare, e le citochine eventualmente prodotte in risposta alla assunzione ripetuta di alcuni alimenti.

Nelle concitate settimane che stiamo vivendo, praticamente dall'inizio della pandemia, sono stati raccolti dei dati importanti che rilevano che le persone diabetiche, o con condizioni di resistenza insulinica rilevante, o in sovrappeso, a parità di "livello di infezione" sono molto più portate a sviluppare la "tempesta infiammatoria" che crea il vero aggravamento della malattia.

Quali sono, allora, gli alimenti che dobbiamo limitare? La regola è semplice, ricordarci che siamo dei primati (Hominidae) e rispettare la lunga storia evolutiva che ci ha condizionato, senza abusare di farine raffinate, zuccheri (comprese bevande gassate, succhi di frutta confezionati e alcolici), alimenti già pronti, anche ricchi di sale (sughi, piatti da rosticceria nel banco frigo) e fare attenzione alla qualità delle proteine che ingeriamo. Quindi via libera a frutta, verdura, semi oleaginosi, legumi e farine di vari cereali integrali.

Michela Kuan
biologa, responsabile Area Ricerca senza animali

(foto dal web)