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Allevamenti e antimicrobico-resistenza: il filo che li collega è lo sfruttamento degli animali

Oggi esce inchiesta de 'Il Salvagente' su presenza di batteri resistenti in diversi campioni di hamburger.

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venerdì 30 gennaio 2026

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La pandemia silenziosa

Esce oggi l'inchiesta pubblicata da Il Salvagente, che mostra la presenza di batteri resistenti in diversi campioni di hamburger acquistati al supermercato. L'inchiesta riporta che, secondo l'Aifa (Agenzia italiana per il farmaco), il batterio più preoccupante è la Klebsiella pneumoniae, responsabile di infezioni ospedaliere gravi, ed è risultato nel 52% dei casi resistente alle cefalosporine, i “super antibiotici di terza generazione”. A seguire, con il 26% l'E.Coli. In 4 campioni su 12 (30%) le analisi mostrano presenza di batteri resistenti, in particolare, il dato più grave riguarda la presenza di Escherichia coli e stafilococchi resistenti alle cefalosporine.

USO E ABUSO DI FARMACI ANTIMICROBICI NEGLI ALLEVAMENTI
Un dato che riporta l'attenzione alla questione dell'antimicrobico-resistenza (AMR) causata dall'uso ed abuso di farmaci antimicrobici anche negli allevamenti di animali destinati alla produzione alimentare.

Si tratta infatti di quella che l'OMS chiama la pandemia silenziosa , con oltre 1.7 milioni di decessi causati dall'AMR e altri 4 milioni e mezzo associati all'AMR a livello globale secondo i dati relativi al 2019 (Fonte: OMS). Solo in Italia, sono registrati 12 mila decessi, posizionando tristemente il Paese nelle prime posizioni in Europa.

MA PERCHÉ ACCADE QUESTO?
Secondo il report di EMA (the European Medicines Agency) i farmaci antimicrobici venduti per usi veterinari sono costituiti per il 98% da farmaci usati negli allevamenti. In generale, le stime dicono che rispetto al totale degli antibiotici venduti, quelli usati a scopi veterinari rappresentano i 2/3 con variazioni a seconda dei Paesi.

L'Italia ha ridotto in modo massiccio l'utilizzo di antimicrobici e nonostante questo si mantiene ancora nelle prime posizioni UE per loro consumo (al secondo posto), mostrando quanto si partiva lontani e quanto ci sia ancora da fare.

COME RISOLVERE LA QUESTIONE RIMANENDO IN QUESTO MODELLO PRODUTTIVO?
È un problema globale, che va affrontato sia su scala globale che nazionale, partendo da un semplice punto di partenza.

Gli animali stipati nei capannoni non stanno bene.

I farmaci sono utilizzati spesso per profilassi o metafilassi , per combattere o prevenire malattie che colpiscono animali nati fragili, in condizioni di altissime densità, sovraffollamento, ben lontane da quelle che gli servirebbero per condurre una vita in salute.

In Italia si macellano 630 milioni di animali terrestri ogni anno. Questi animali sono rinchiusi in siti di produzione zootecnica, veri e propri stabilimenti industriali, lontani dalla vista e anche lontani dalla luce naturale e dall'aria fresca. Lontani da qualunque tipo di ambiente che vagamente possa ricordare la loro casa ideale.

I ritmi sono quelli imposti dalla produzione: nascono, vengono separati dalle madri, smistati nelle varie linee di produzione, reinseriti della catena riproduttiva, o in quella produttiva, indirizzati all'ingrasso e poi al macello.

In questo sistema gli animali sono resi macchine, ma non lo sono davvero, sono individui, senzienti, che soffrono e si ammalano .

IMPIEGO DI FARMACI MASSICCIO E IMPRESCINDIBILE
E in questo contesto l'uso di farmaci antimicrobici è diventato nel tempo massiccio e imprescindibile per provare a risollevare le sorti di animali nati malati, selezionati per la massima resa commerciale, a scapito di qualunque beneficio per la loro salute e la loro stessa vita. Gli animali nascono malati perché la selezione genetica dei loro corpi li ha resi fragili alle malattie, inadatti alla vita.

Nell'inchiesta, il dott. Enrico Moriconi afferma che “vedere nella carne batteri resistenti alle cefalosporine di terza generazione, gli antibiotici usati per curare le infezioni ospedaliere, significa che negli allevamenti la pressione farmacologica non è diminuita. (...) Trattamenti a basse dosi, ripetuti in breve tempo, su un gruppo di animali, sani e non, la cosiddetta metafilassi, possono alla lunga favorire modifiche nel Dna dei batteri che riescono a resistere ai comuni antibiotici”.

La pericolosità di allevare batteri resistenti è una delle emergenze del nostro tempo, insieme alla crisi climatica e alla possibilità di spillover di patogeni, sempre tramite il passaggio dagli animali allevati all'uomo.

La pandemia silenziosa da AMR ancora una volta punta il dito sulla necessità di cambiare modo di produrre, lasciando gli animali fuori dalla catena dello sfruttamento.

Non esiste produzione animale etica, e non esiste produzione animale sicura.