Secondo studi criminologici, gli animali nel mondo malavitoso assumono spesso una funzione simbolica: diventano blasoni animati, portatori di forza, potere e bellezza.
I Carabinieri del Nucleo CITES di Bari, con il supporto dei militari del Nucleo Carabinieri Parco di Altamura, hanno trovato diversi anaconda lunghe cinque metri, pitoni, boa e perfino un caimano nascosti in un locale seminterrato trasformato in un rettilario clandestino di animali esotici e pericolosi, occultato dietro una parete fittizia in una palazzina condominiale.
L’intervento, eseguito nell’abitato di Sannicandro di Bari, ha portato alla luce la presenza di numerosi rettili di grandi dimensioni, appartenenti a specie considerate potenzialmente pericolose per l’incolumità pubblica, nonché protette dalla Convenzione di Washington (CITES) che tutela le specie in pericolo di estinzione, detenuti illegalmente e in condizioni incompatibili con le loro esigenze etologiche.
Nel dettaglio, sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro: un Caimano dagli occhiali, un Varano d’acqua, due Anaconda verdi, un Anaconda gialla, una Anaconda boliviana, 4 Pitoni birmani e quattro Boa costrittore. Alcuni di questi animali sono potenzialmente pericolosi e la loro presenza in ambito domestico, in assenza delle prescritte autorizzazioni e di adeguate misure di sicurezza, rappresenta un concreto pericolo per l’incolumità pubblica.
Gli accertamenti effettuati hanno evidenziato che i rettili erano detenuti in assenza della prescritta documentazione CITES (Convention on International Trade of Endangered Species) e in condizioni igienico-sanitarie e ambientali non compatibili con la loro natura, all’interno di spazi improvvisati e non idonei alla custodia di specie di tali dimensioni e pericolosità, che non garantiscono la necessaria tutela del benessere degli animali.
Un pluripregiudicato è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria.
UN FENOMENO DI RILEVANTE ALLARME SOCIALE
Nella loro nota stampa i
carabinieri hanno sottolineato che: «La
detenzione di animali esotici e particolarmente pericolosi in contesti
malavitosi rappresenta un fenomeno di rilevante allarme sociale: in diversi
casi, tali animali vengono utilizzati come strumento di intimidazione od
ostentazione di potere criminale sul territorio».
Secondo studi criminologici, gli animali nel mondo malavitoso assumono spesso una funzione simbolica: diventano blasoni animati, portatori di forza, potere e bellezza. Serpenti, tigri, leoni o cani addestrati all’aggressività non sono semplici ornamenti, ma strumenti di comunicazione silenziosa e potente.
Non è certo una notizia isolata: alcune settimane fa Salvo Giuseppe Riina, figlio di Totò Riina, il noto “capo dei capi” di Cosa nostra, è apparso in un video musicale del rapper Doog Mc, che lo ritrae come vittima di un sistema giudiziario che “aspetta che sbagli” per arrestarlo, semplicemente “perché papi sangue del tuo sangue, quanti sacrifici di un padre e una madre”. Va chiarito che i sacrifici citati si riferiscono a quel padre, Totò Riina.
Nel video, Salvo Riina è circondato da serpenti e altri rettili esotici, manipolati come parte della scenografia. La presenza di animali esotici o ritenuti pericolosi in contesti mafiosi può essere interpretata come una pratica allegorica finalizzata alla costruzione e legittimazione del potere.
Non si tratta solo di un elemento decorativo: l’animale diventa parte di un sistema simbolico attraverso cui viene rappresentata l’immagine del capo. Il potere non si manifesta soltanto con la violenza diretta, ma anche mediante metafore capaci di generare riconoscimento e timore. L’animale è una minaccia muta, una presenza che comunica senza parole.
Il serpente occupa un ruolo privilegiato all’interno di tale repertorio simbolico. Dal punto di vista antropologico, esso incarna una figura liminale, portatrice di significati ambivalenti. Creatura che sfugge alle classificazioni ordinarie, il serpente rappresenta una minaccia non immediatamente visibile, e proprio per questo particolarmente efficace sul piano simbolico. Nel contesto criminale, questa ambiguità viene funzionalizzata per costruire un’immagine di potere fondata sull’imprevedibilità e sulla minaccia latente.
In questa prospettiva, il capo mafioso non appare mai ordinario: deve sembrare superiore, separato dalle regole comuni. La capacità di controllare un animale percepito come pericoloso diventa così metafora del controllo sugli individui e sul territorio, contribuendo alla costruzione di un mito personale di potere e influenza.
Non resta che sperare di una repentina e presta estinzione. Non degli animali, ovviamente.
Ciro Troiano Criminologo, resp. Osservatorio Nazionale Zoomafia LAV