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Animali ibernati per viaggi spaziali: non è scienza ma barbarie

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Ultimo aggiornamento

giovedì 26 maggio 2016 22:00

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Studi di ibernazione su maiali e topi per mandare l’uomo su Marte: non è un macabro film di fantascienza ma la realtà di cui, oltretutto, si vanta Matteo Cerri, incaricato dall’Agenzia Spaziale Europea, che pubblicizza sperimentazioni animali dei cui risultati si sa ben poco, ma che vengono sbandierate come “promettenti”.

Affermazioni gravi, rese ancora più becere dalla triste battuta sulla fine del maiale oggetto di sperimentazione che “per il momento, non è ancora diventato salsiccia”, cosa oltretutto vietata per legge, visto che gli animali oggetto di test scientifici devono essere smaltiti come rifiuti speciali e non possono essere consumati per scopi alimentari.

Lo scopo dello studio, come indica il ricercatore, è mandare l’uomo su Marte, pianeta che dista 9 mesi di viaggio, nello stato di ibernazione per evitare il verificarsi di situazioni aggressive frutto del vivere in uno spazio ristretto con poca privacy per quasi due anni, finalità sperimentali alquanto dubbie che comportano l’uso di animali vivi, lo sperpero di 150 milioni di euro e di una decina di anni di studio. Inaccettabile sacrificare delle vite che andrebbero difese e soldi e lavoro che potrebbero essere utilizzati per una ricerca davvero utile e per i milioni di persone malate che attendono delle cure.

Nell’articolo, inoltre, il ricorso al modello animale viene giustificato per investigare l’effetto delle radiazioni che, come numerosi studi su animali hanno dimostrato, è diverso da specie a specie. Infine, l’approccio metodologico della sperimentazione sugli animali per fini umani è ottocentesco e fuorviante, infatti l’anatomia e la fisiologia del maiale sono differenti dalla nostra specie, parametri come il diverso spessore cutaneo, rapporto tra massa grassa e magra, frequenza del battito cardiaco e distanza degli arti dal cuore rendono i risultati inapplicabili all’uomo. A ciò si aggiunga che tessuto muscolare e scheletrico differiscono tra le specie per formazione e degenerazione ossea, picco della massa ossea ed entità della risposta infiammatoria ed immunitaria, rendendo qualsiasi risultato non attendibile se applicato a specie diverse da quelle oggetto di sperimentazione. Lo stesso soccorso alpino, che si occupa di ipotermie, ha ritenuto inutili gli esperimenti sui maiali in quanto esistono numerosi metodi alternativi dimostratisi più utili e predittivi.

Sono passati molti anni ma, a giudicare da quel che ancora succede nel mondo della sperimentazione, i tempi della povera cagnolina Laika non sembrano poi così lontani ...

Michela Kuan
Responsabile LAV area Ricerca senza Animali