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Attacco alla ricerca del futuro, la lobby vivisettoria mostra il lato anacronistico e ottuso della sperimentazione animale

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Ultimo aggiornamento

martedì 08 luglio 2014

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Non bastava che l’Italia fosse il fanalino di coda della ricerca in Europa, ora c’è chi addirittura arriva ad attaccare i progetti più innovativi basati su modelli senza animali.
Si tratta dello Human Brain Project (Hbp), iniziativa della Commissione Europea da 1,2 miliardi di euro, con l’ambizione di realizzare un modello computerizzato del cervello umano per favorire le ricerche in ambito delle neuroscienze e la cura/ comprensione di malattie come l'Alzheimer o il Parkinson. Un progetto che vede il coinvolgimento di 80 istituzioni europee e che finalmente lancia la scienza verso tecniche realmente utili per l’uomo senza il ricorso ad animali.

Dopo numerosi studi firmati USA con modelli alternativi, tra cui quello basato su fibroblasti riprogrammati in staminali pluripotenti indotte fatte differenziare in neuroni funzionanti o cellule nervose coltivate su nanoimpalcature di cellulosa per la creazione di modelli tridimensionali del cervello, finalmente un progetto siglato UE che invece di essere esaltato e pubblicizzato viene, addirittura, boicottato.

Numerosi gli italiani che si oppongono all’Hbp, firmatari una lettera destinata alla Commissione, adducono assurde iderazioni come la paura che i fondi per le neuroscienze saranno prosciugati dal progetto. Finanziare ricerche etiche e realmente utili per i malati per comprendere il cervello umano è la via da seguire, piuttosto che sperperare denaro su vari fronti finanziando studi su animali che puntualmente cadono nel nulla: noi non siamo topi e nemmeno scimmie, farli ammalare non ci farà guarire!

Cristalline le affermazioni di  Giovanni Frisoni dell'Ircss, uno dei coordinatori dei progetti italiani che fanno parte dell'Hrp:”Credo che del gruppo dei detrattori facciano parte due categorie, ci sono quelli che non credono al concetto di 'Big Science', alle grandi imprese della scienza, e quelli che avrebbero voluto far parte del progetto e non sono stati accettati. Quello che mi rattrista è la mancanza di orgoglio verso la ricerca europea, che una volta tanto ha deciso di andare in una direzione precisa con un progetto ambizioso. Non è un caso che per la prima volta noi siamo andati avanti e gli USA ci hanno seguito. Credo che aver esposto a tutto il mondo queste critiche sia stato inopportuno, e non dà una bella immagine dei neuroscienziati europei''. 

Michela Kuan

Responsabile LAV Vivisezione