Cacciatore condannato per reato di bracconaggio, ma pene troppo esigue!

Il 15 settembre 2019, all’apertura della stagione di caccia, tre agenti della Polizia Provinciale di Vicenza sorprendevano un cacciatore mentre utilizzava un richiamo acustico elettromagnetico per uccelli, vietato dalla legge; raggiunto il capanno, rinvenivano i corpi di una tortora dal collare orientale e di un prispolone. Perquisendo il garage del cacciatore, gli agenti scoprivano – in una cella frigorifera – decine di sacchetti contenenti uccelli congelati. Complessivamente venivano rinvenuti 688 uccelli protetti, tutti appartenenti a specie non cacciabili: tortore dal collare orientale; peppole; passeri d’Italia; fringuelli; cardellini; fanelli; verdoni; frosoni; verzellini; picchio verde; tordela; zigoli neri; prispoloni; migliarino di palude; cinciallegra; capinere; luì piccolo; cinciarella; pettirosso.

Abbiamo seguito questo grave episodio di bracconaggio ad opera di un cacciatore, che si è concluso con la condanna ad una ammenda di mille euro e alla confisca e distruzione del fucile da caccia.

Ancora una volta si verificano due occorrenze: un cacciatore in possesso di regolare licenza si dimostra essere anche un bracconiere, e le pene pecuniarie si rivelano del tutto inefficaci come deterrente, considerato che la vita di ognuno degli uccelli è stata valutata poco più di un euro! Rimane la soddisfazione per quella che per un cacciatore è una vera e propria onta, la confisca e distruzione del suo fucile.