Home | Notizie | Bergamo: censurata campagna LAV contro le crudeltà inflitte agli animali negli allevamenti

Bergamo: censurata campagna LAV contro le crudeltà inflitte agli animali negli allevamenti

Decisione ideologica senza precedenti che ci impedisce di mostrare quanto avviene normalmente negli allevamenti e nei macelli.

Leggi l'articolo

Ultimo aggiornamento

giovedì 12 marzo 2026

Topic


Animali negli allevamenti

Condividi

La libertà di mostrare la realtà degli allevamenti non è negoziabile

Nella città di Bergamo l’agenzia concessionaria Abaco Spa ha vietato l’affissione di tre manifesti della nuova campagna realizzata da LAV Bergamo in collaborazione con Adamo Romano, uno degli influencer italiani che più si espone su temi etici e sociali con particolare attenzione agli animali di cui si fa spesso portavoce delle sofferenze, finalizzata proprio a mostrare la realtà degli allevamenti

 La campagna, composta da tre soggetti animali pensati per essere esposti simultaneamente sui principali impianti comunali della città,  racconta in modo diretto e documentato le sofferenze degli animali negli allevamenti e nei macelli. Il Comitato di Controllo dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (IAP), su richiesta di Abaco Spa, ha espresso parere negativo, definendo alcune frasi come “violente” o “colpevolizzanti”, tra cui “Mi chiamo Paolo, ho sei mesi e oggi mi tagliano la gola” e “Hanno appena sgozzato 60 animali”. 

LAV Bergamo ha immediatamente presentato istanza di riesame,  contestando un giudizio ritenuto infondato e non rispettoso della natura del messaggio.

Come si legge nel documento inviato allo IAP: “Il manifesto costituisce espressione di una campagna di sensibilizzazione su tematiche etico-sociali […] e non persegue finalità commerciali né promuove prodotti o servizi. Non è pubblicità: è informazione. E la censura non può essere la risposta”. 

È inaccettabile che una campagna sociale venga censurata perché mostra una realtà scomoda. Se la sensibilizzazione sugli animali deve essere “edulcorata” per non disturbare il pubblico più ampio, allora non è più libertà di espressione, ma controllo del messaggio che deve essere veicolato. Sara Veri, avvocata LAV 

Secondo LAV, il parere IAP confonde la comunicazione commerciale con la comunicazione sociale, applicando criteri pensati per la pubblicità a un messaggio di interesse pubblico.

 “Descrivere una realtà non significa incitare alla violenza” si legge nell’istanza, che ricorda che i termini come “sgozzare” o “tagliare la gola” siano utilizzati per descrivere pratiche reali e legalmente ammesse. La liceità della macellazione non può diventare un argomento per limitare il diritto di critica e la decisione di bloccare la campagna sembra essere motivata da ragioni ideologiche e non da reali esigenze di tutela del pubblico. 

Reale è ciò che, quando smetti di crederci, non se ne va. La frase non è mia, è di Philip Dick (Blade Runner, Total Recall, A Scanner Darkly ). Significa che nascondere una responsabilità collettiva non ci rende meno coinvolti. Fingere che gli animali non soffrano non ci rende meno carnefici. Le regole dovrebbero esistere per rendere il mondo più giusto Adamo Romano, a supporto della campagna di LAV Bergamo e del ricorso presentato.

LAV auspica che lo IAP voglia riesaminare il parere con criteri coerenti con la natura sociale della campagna.

In caso contrario, l’associazione valuterà ogni iniziativa utile a tutelare il proprio diritto di informare e a contrastare una censura che considera ingiustificata e lesiva del dibattito pubblico. La libertà di mostrare la realtà degli allevamenti non è negoziabile.