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Fondamentale la ricerca non animale nel contrasto della pandemia!

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Ultimo aggiornamento

giovedì 30 settembre 2021 22:00

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INTERVISTA A M. CONCETTA DI GIACOMO*

Nella corsa ai vaccini per contrastare il Coronavirus  non dobbiamo permettere altre vittime: gli animali di laboratorio. Dobbiamo pretendere una ricerca sicura, utile ed etica. La ricerca alternativa, senza uso di animali, è stata fondamentale nella messa a punto di molti vaccini oggi in uso per combattere molte malattie. Una ragione in più per fare reale prevenzione e orientarsi   a una ricerca senza animali. Questo abbiamo costantemente ribadito nel corso del 2020, consapevoli, purtroppo, del forte aumento dei primati usati per testare il virus.

Dalle pagine del Bilancio Sociale LAV abbiamo rivolto alcune domande alla dott.ssa Maria Concetta Di Giacomo, medico e presidente di OSA:

Qual è la condizione sine qua non per una ricerca innovativa?
In questo tragico momento che mina i nostri affetti più cari e le nostre sicurezze, dobbiamo pretendere una ricerca innovativa che possa far fronte all’emergenza sanitaria mondiale che stiamo vivendo. Le risposte per curare l’uomo (e l’intero pianeta), non sono nei topi o nei gatti, ma nei modelli human-based, a dirlo non è solo la LAV, ma tanti scienziati e centri di ricerca ai quali non viene dato il giusto potenziamento e finanziamento, oscurati dalla grande lobby della vivisezione.

Che ruolo ha la ricerca non animale nel contrasto della pandemia?
Anche di fronte all’urgenza di avere risposte attendibili per l’uomo, rispetto ad una pandemia come quella da SARS-COV-2, dovuta a un virus che conosciamo poco e che ha provocato enormi perdite in termini di vite umane e ingenti danni economici, si continua a leggere sui comuni mezzi di informazione, la sempre sbandierata “necessità del modello animale”, ignorando volutamente il fatto che le nuove metodiche abbiano già contribuito a far avanzare le conoscenze scientifiche nel contrastare l’attuale pandemia. Un esempio per tutti: l’uso degli “organoidi” che si sono dimostrati utili sia per capire i meccanismi patogenetici alla base del processo infettivo, sia per testare la capacità inibitoria su SARS-COV-2 di alcuni farmaci, che poi sono stati utilizzati.

Perché è indispensabile la ricerca human based? 
I “modelli animali” non hanno dato risultati soddisfacenti negli studi condotti, ad esempio, su SARS e MERS; i topi non possiedono il recettore cellulare utilizzato da SARS-COV-2 per infettare le cellule umane; altri animali utilizzati, non roditori, o non sono suscettibili al virus o se infettati non mostrano i sintomi presenti nell’uomo.
Il virus  SARS-COV-2  necessita  delle  strutture della cellula ospite per potersi replicare, in altri termini non vive e non esplica le sue funzioni senza un ospite. Fondamentale quindi, per capire i meccanismi alla base dell’eziopatogenesi della sua attività infettante, è conoscere l’ospite, in questo caso l’uomo. Il virus si comporta come una “chiave” che entra dentro una ben precisa “serratura”. Questa “serratura” è simile in tutta la specie umana, ma non identica. Un’altra considerazione è  però  necessaria: la risposta dell’ospite non dipenderà solo dalle sue caratteristiche genetiche, ma  in  maniera  rilevante dal contesto ambientale in cui  è  inserito,  o  ha vissuto o vive, e questo è alla base dell’epigenetica, nuovo paradigma imprescindibile per approcciare allo studio delle malattie. Dunque, solo una ricerca improntata sulla biologia umana, quindi “human based”, potrà dare risposte attendibili.

*Presidente (OSA), oltre la sperimentazione animale, medico di medicina generale, specialista in medicina interna e consigliere direttivo di isde (international society of doctors for the environment) sez. Padova