La gestione del randagismo non è una semplice questione contabile e finanziaria
Noi di LAV denunciamo, con LNDC, gravi
profili di illegittimità, carenze negli standard di benessere animale,
incongruità economiche e violazioni dei principi di trasparenza, concorrenza e
tutela degli animali. Ci riserviamo di agire nelle sedi competenti.
La gestione del randagismo e dei canili non può essere affrontata come una semplice questione contabile e finanziaria. Si tratta di un servizio pubblico fondamentale che coinvolge esseri senzienti e richiede competenza, trasparenza, risorse adeguate e controlli rigorosi. Qualsiasi scorciatoia amministrativa si traduce in sofferenza per gli animali e in un danno per la collettivitàLAV e LNDC Animal Protection
Riteniamo che gli atti adottati dall'Amministrazione
comunale presentino gravi profili di illegittimità sotto il profilo normativo,
amministrativo ed economico, tali da mettere seriamente a rischio il benessere
degli animali e da compromettere l'interesse pubblico rispetto a un
servizio essenziale svolto secondo criteri di qualità, trasparenza e
legalità.
In particolare, insieme a LNDC, denunciamo:
- la totale assenza di standard qualitativi minimi vincolanti relativi alla gestione del canile, al personale, alla cura
sanitaria, alla pulizia, all'arricchimento ambientale, alla gestione
comportamentale e ai controlli sul benessere animale. Una mancanza gravissima
che rende il servizio di fatto non verificabile e apre la strada a gestioni
inadeguate e potenzialmente lesive per gli animali ospitati.
- la modifica postuma delle regole di gara, con
l'introduzione di documentazione e condizioni non previste nell'avviso pubblico
originario, in violazione dei principi di parità di trattamento, trasparenza e
certezza delle regole. Una condotta che, secondo le associazioni, altera la
concorrenza e compromette la legittimità dell'intera procedura.
- l'incongruità dell'importo economico previsto,
drasticamente ridotto rispetto agli affidamenti precedenti e del tutto
incompatibile con il rispetto degli standard minimi di benessere animale.
L'impostazione adottata rischia di favorire una logica di massimo ribasso,
espressamente vietata dalla normativa regionale e nazionale per servizi così
delicati, e già in passato stigmatizzata anche da ANAC.
- la mancata tutela del diritto di prelazione delle associazioni protezionistiche, previsto dalla normativa regionale, che
nella procedura in esame risulta svuotato di contenuto e di fatto
inapplicabile.
- la reiterazione di affidamenti e proroghe senza evidenze pubbliche sulla qualità del servizio svolto e sui controlli
effettuati.
Chiediamo al Comune di Sulmona di:
- ritirare gli atti adottati
- sospendere la procedura in corso
- indire una nuova selezione pienamente conforme alla normativa vigente, fondata su
criteri qualitativi, su una base economica congrua e su reali garanzie di
benessere animale.
In mancanza di riscontro ci riserviamo
di attivare tutte le azioni necessarie nelle sedi competenti, anche a tutela
della legalità e dell'interesse pubblico.