Quel consumo di carne che fa bruciare l'Amazzonia: il mondo ora ne parla

La scorsa settimana, quando i media internazionali hanno iniziato a concentrarsi sugli incendi in Amazzonia, per chi come noi cerca da tempo di sensibilizzare sul collegamento tra consumo di carne e disastri causati dal riscaldamento globale, c’è stato un crescendo di stupore, quasi di incredulità. Il mondo si stava finalmente accorgendo della gravità della situazione, il mondo che prima non vedeva, non sentiva, non parlava.

Noi di LAV abbiamo iniziato a lanciare l’allarme nel 2001, pubblicando dossier, scendendo in piazza con campagne dedicate e promuovendo l’informazione e la sensibilizzazione dei cittadini. Ma, quasi sempre, eravamo i “soliti animalisti”.

Fino a quando, all’inizio di agosto, l’INPE, il centro di ricerca spaziale brasiliano ha denunciato l’aumento del 278% della deforestazione rispetto all’anno prima, i 74.000 incendi di spazi boschivi avvenuti solo nella prima parte del 2019, oltre a quelli in corso, provocando una svolta nell’attenzione pubblica, lungamente attesa.

Bene, perché nel disastro ambientale a cui stiamo assistendo la carne gioca un ruolo da protagonista: gli incendi, infatti, hanno origine dagli alberi abbattuti per fare posto agli allevamenti, un'industria crescente in Brasile e poi alla soia per i mangimi.  I dati ci dicono che il Brasile è il più grande esportatore mondiale di carne bovina, fornisce quasi il 20% delle esportazioni globali totali, secondo il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) e, se non faremo niente, nei prossimi anni questa cifra potrà solo aumentare. Nel 2018 il Paese ha esportato 1,64 milioni di tonnellate di carne bovina generando ricavi per 6,57 miliardi di dollari, come annuncia trionfante l’Associação Brasileira das Indústrias Exportadoras de Carnes (ABIEC). Secondo la FAO, i bovini sono responsabili del 41% delle emissioni di gas serra da parte degli animali “da tavola” che causano (loro malgrado) il 14,5% delle emissioni globali complessive.

Oggi non possiamo più permettere che venga messa in dubbio questa realtà, ormai incontestabile: dobbiamo chiedere legalità, monitoraggio e interventi tempestivi in loco e allo stesso tempo dobbiamo essere così tanto “sostenibili” da fare in modo che il futuro “possibile” del Pianeta, ora più che mai, cominci a tavola, a partire dall’eliminazione della carne e da un’alimentazione orientata a diventare 100% vegetale.

Paola Segurini
Area Scelta Vegan