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Caso Avastin ed effetti avversi ai farmaci. L'uomo è la vera cavia

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Ultimo aggiornamento

mercoledì 5 marzo 2014 23:00

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Il tasso di segnalazione di eventi avversi da farmaci e' praticamente raddoppiato negli ultimi anni. Tra questi fa discutere il recente caso del farmaco usato per il trattamento della degenerazione maculare senile, Avastin, sui cui possibili rischi per i pazienti il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha chiesto una rapida verifica.

La richiesta nasce a seguito della multa dell’Antitrust alle multinazionali farmaceutiche Roche e Novartis, accusate di fare «cartello» per favorire la vendita del farmaco Lucentis della Novartis, equivalente dell’Avastin della Roche ma 18 volte più caro. Il farmaco Avastin sarebbe stato oggetto di una campagna artificiosa diretta a sminuirne l’efficacia e a enfatizzare gli effetti avversi che il farmaco avrebbe avuto sui pazienti. Sulla vicenda sono state aperte due inchieste.

Gli scandali ad opera delle aziende farmaceutiche non sono certo una novità, ed è quindi positiva la notizia della multa ai due colossi farmaceutici, che fa sperare in un reale interesse nella difesa dei diritti dei malati, e invita a riflettere sugli interessi economici che muovono le aziende farmaceutiche.

Ma chi paga per agli effetti collaterali?

I farmaci sono una categoria di sostanze chimiche che richiede, per legge, test su animali (fase pre-clinica) e test sull’uomo (fase clinica) prima di poter essere introdotti sul mercato. L’errore della fase pre-clinica viene quindi riportato ed amplificato in fase clinica, con il risultato che gli esperimenti su animali falliscono nel loro intento di predire il risultato sugli umani il 99,7% delle volte.

I numeri relativi agli effetti avversi sono elevatissimi: dai 200.000 e 300.000 morti ogni anno solo negli USA. Come ha dichiarato provocatoriamente la giornalista Jessica Fraser “le statistiche dimostrano come i farmaci siano il 16.400% più letali dei terroristi”.

Il potenziamento dei metodi alternativi comporterebbe un grande passo avanti nella tutela degli animali, del valore della vita umana e nella ricerca. E’ ora che il Ministero della Salute, in quanto istituzione per la tutela della salute pubblica, si applichi concretamente affinché si sviluppi una scienza non basata su un modello fallimentare dell’800 ma che realmente abbia a cuore l’interesse dei malati!