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Roma: cavalli della parata del 2 giugno terrorizzati e in fuga per la città

Chiediamo l'accertamento delle responsabilità e l'abolizione dell'utilizzo degli animali nelle cerimonie militari.

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Ultimo aggiornamento

martedì 02 giugno 2026

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Quanto è accaduto era prevedibile e prevenibile

Nella notte tra venerdì 29 e sabato 30 maggio, durante le prove della parata della Festa della Repubblica, una trentina di cavalli radunati nell'area delle Terme di Caracalla a Roma si sono dati alla fuga in preda al panico, dopo l'esplosione di una batteria di fuochi d'artificio fatta scoppiare, secondo i primi accertamenti, per ragioni goliardiche da almeno un agente della polizia locale.

Gli animali hanno percorso chilometri al galoppo lungo le strade della Capitale, tra automobili e incroci, fino ai quartieri Garbatella ed Eur. Il bilancio è pesante: quattro persone ferite tra militari e forze dell'ordine, una quindicina di cavalli con contusioni e lesioni.

Le sofferenze patite da tutti gli animali coinvolti ci interpellano con forza. Non si tratta di esprimere un generico dispiacere: si tratta di riconoscere che quanto è accaduto era prevedibile e prevenibile, e che ha una causa precisa nella scelta di portare animali in un contesto urbano notturno, caotico, percorso da rumori improvvisi e imprevedibili.

La risposta alla paura di qualsiasi essere vivente non è irrazionale né imprevedibile: è una reazione primordiale di sopravvivenza, che nessun addestramento può cancellare. Quello che viene comunemente liquidato come "imbizzarrimento" è in realtà un istinto ancestrale che agisce prima e al di là di qualsiasi condizionamento: la spinta a mettersi in salvo di fronte a un pericolo reale e improvviso.

La responsabilità individuale di chi ha acceso quei fuochi è evidente e dovrà essere accertata nelle sedi competenti. Ma sarebbe riduttivo e comodo fermarsi qui. Questa vicenda chiama in causa qualcosa di più ampio: la scelta, sistematica e ripetuta, di impiegare animali in eventi pubblici, cerimonie istituzionali, manifestazioni di ogni tipo, senza che ci si interroghi seriamente su cosa questo significhi per loro.

L'ambiente urbano, con il suo traffico, i suoi rumori, le sue luci artificiali, la sua densità di persone e mezzi, è strutturalmente ostile al benessere di un cavallo. Non è una questione di gestione o di addestramento più accurati: è una questione di scelte di fondo.

Come LAV ritieniamo che l'utilizzo degli equidi in cerimonie, parate militari o qualsiasi altro contesto in cui vengano trattati come strumenti scenografici sia una pratica incompatibile con il rispetto degli animali non umani come individui senzienti. Le alternative esistono e sono accessibili: non c'è alcuna necessità, né estetica né simbolica, che giustifichi di continuare a esporre esseri viventi a situazioni che li traumatizzano o li mettono in pericolo di vita.

Quello che è accaduto alle Terme di Caracalla si sarebbe potuto evitare se si fosse scelto di non trattare esseri senzienti come elementi di una scenografia. Ogni anno registriamo episodi analoghi in Palii, giostre, eventi equestri: gli animali si spaventano, si infortunano e rischiano di morire. Non è mai un caso fortuito. È il risultato di un sistema che continua a non riconoscere ai cavalli il diritto di non essere esposti a situazioni che li terrorizzano e che rischiano di costar loro la vita. Nadia Zurlo, Responsabile LAV Area Equidi

Chiediamo che vengano accertate tutte le responsabilità, a partire da quelle penali nei confronti di chi ha innescato i fuochi d'artificio, con piena valutazione dei reati di lesioni e maltrattamento di animali.

Chiediamo che la Procura apra un fascicolo e che l'iter giudiziario faccia piena luce su quanto accaduto, senza che nulla venga minimizzato o archiviato frettolosamente. E chiediamo che questa vicenda apra finalmente una riflessione istituzionale seria sull'utilizzo degli animali nelle cerimonie pubbliche, con il coinvolgimento del Ministero della Difesa, per avviare un percorso concreto verso la loro eliminazione.

Quanto accaduto il 30 maggio non può essere archiviato come un episodio sfortunato. È il risultato di scelte precise ed è ora di farne di diverse.

Credit photo: www.ilpost.it