Petizione LAV: NO a certificato medico per pasti veg nelle mense pubbliche

Scoraggiare le scelte alimentari vegane e vegetariane, sempre più preferite dagli italiani, fissando l’obbligo di certificazione medica per poter avere un pasto in una mensa scolastica, in un ospedale, in un ricovero per anziani. E’ quanto, incredibilmente, prevede la proposta delle nuove “Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione” del Ministero della Salute.

Incredibile ma vero, questa proposta smentirebbe quanto avvenuto fino a oggi con le attuali Linee Guida ministeriali che fin dal 2010 e con una Nota chiarificatrice emanata nel 2016  stabiliscono che, non essendo una malattia, la scelta etica e culturale vegana o vegetariana di una persona, di una famiglia, così come le scelte alimentari religiose, non è sindacabile né attestabile da un medico.

Ci rivolgiamo quindi al Ministro Speranza affinchè eviti questa marcia indietro.

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Una marcia indietro dettata da una parte della Commissione che ha redatto il nuovo testo, parte ben nota per le sue posizioni ideologiche anti-vegane, e riconduca nel giusto binario la questione della responsabilità personale poiché organismi scientifici indipendenti in ogni parte del mondo hanno espresso e ribadito più volte la validità e l’adeguatezza delle scelte alimentari in tutti gli stadi del ciclo vitale, con riduzione o esclusione dei prodotti di origine animale.

Facciamo inoltre notare l’autogol sugli effetti ambientali di questa controffensiva anti vegani e vegetariani:

queste nuove Linee Guida dovranno essere emanate in attuazione del Decreto Legislativo 50 del 2016 per concorrere anche alla difesa dell’ambiente e al sostegno della green economy. Chiediamo che il Ministro dell’Ambiente Costa, che dovrà cofirmare il Decreto attuativo, intervenga a difesa di quanto organismi internazionali come IPCCe FAO affermano da tempo e cioè che il contrasto ai cambiamenti climatici passa anche dal nostro piatto attraverso la preferenza bilanciata agli alimenti vegetali, meno impattanti e più salutari.

Un’assurdità, tanto più proprio in un momento in cui anche un Tribunale inglese del Lavoro ha sentenziato proprio nei giorni scorsi che la scelta vegan è assimilabile a un credo filosofico e perciò da tutelare e non discriminabile.