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Combattimenti clandestini tra pit bull: la violenza contro gli animali come sistema criminale

Da sempre siamo in prima linea contro i combattimenti tra animali con azioni concrete.

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Ultimo aggiornamento

martedì 20 ottobre 2026

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#emiliaromagna

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Ci presenteremo parte civile anche in questo procedimento

Dodici persone indagate, 24 cani sequestrati e una rete che, secondo gli inquirenti, si estenderebbe tra diverse province italiane e la Serbia. L’indagine della Procura di Parma conferma uno scenario inquietante sul rapporto tra maltrattamento animale, organizzazione criminale e interessi economici.

L’ indagine, avviata dai Carabinieri nel 2025, ha portato all’esecuzione di perquisizioni in diverse province italiane e al sequestro complessivo di 24 pit bull, ritenuti dagli investigatori destinati ai combattimenti.

Tra gli elementi rinvenuti figurano tapis roulant, catene pesanti, collari con pesi, farmaci steroidei e documentazione relativa a presunti programmi di doping, oltre a un’arena individuata nel territorio di Tizzano Val Parma.

Una prima considerazione criminologica è che questi elementi suggeriscono una possibile attività sistematica e pianificata, nella quale gli animali sarebbero stati sottoposti a un percorso di preparazione finalizzato ai combattimenti. Non si tratterebbe, quindi, soltanto di episodi isolati di violenza, ma di un circuito organizzato.

La violenza come strumento economico

Uno degli aspetti più significativi riguarda la diffusione di video e immagini dei combattimenti attraverso internet e i canali di messaggistica. Secondo gli inquirenti, tali contenuti sarebbero stati utilizzati per accrescere il valore economico dei cani.

Gli elementi investigativi confermano l’ipotesi di una filiera nella quale allevamento, addestramento, combattimenti e promozione digitale risultano funzionalmente collegati. La “prestazione” dell’animale diventa un elemento di valorizzazione, mentre il rischio per la sua integrità fisica viene subordinato agli interessi umani.

In questa prospettiva, la violenza diventa una risorsa attraverso cui alimentare reputazione e profitto. Si assiste alla mercificazione della sofferenza, al mercimonio del sangue e del dolore.

Sul piano psicologico, possiamo parlare di normalizzazione della violenza. In determinati contesti, comportamenti violenti possono essere presentati come forme di addestramento, preparazione o investimento, oscurando le conseguenze per gli animali, ridotti a meri strumenti di profitto. Il concetto di disimpegno morale trova piena applicazione in contesti simili.

Le modifiche normative necessarie

Il contrasto ai combattimenti clandestini richiede un intervento che vada oltre il sequestro degli animali o l’individuazione dell’arena. È necessario ricostruire l'intera filiera, verificando la provenienza e i trasferimenti degli animali, le modalità di addestramento, le comunicazioni digitali e gli eventuali profitti.

L’indagine di Parma mostra come il fenomeno possa essere interpretato attraverso l’intreccio tra violenza, organizzazione criminale e interesse economico. Con una questione criminologica centrale: la sofferenza animale trasformata in un’attività programmata e remunerativa.

Le responsabilità delle persone indagate dovranno naturalmente essere accertate in sede giudiziaria, nel rispetto della presunzione di innocenza.

Da sempre noi di LAV ci siamo caratterizzati per essere in prima linea contro i combattimenti tra animali con azioni concrete, anche mediante il contributo dei propri esperti alle indagini e alle operazioni di polizia e l’attività di consulenza a favore delle Procure. Ovviamente ci presenteremo parte civile anche in questo procedimento.

Non mancano le proposte di modifica della normativa che si sono tradotte in legge, come la Legge 20 luglio 2004, n. 189, che ha istituito il delitto di organizzazione di combattimenti clandestini.

Tuttavia, sono necessari ulteriori interventi normativi e operativi per rafforzare l’efficacia delle attività di prevenzione e contrasto dei combattimenti clandestini tra animali. Tra le nostre proposte figurano:

  • L’utilizzo di agenti sotto copertura per le operazioni di polizia. Incredibile, ma attualmente la polizia giudiziaria non può ricorrere ad uno strumento investigativo così utile poiché la normativa vigente non lo consente;
  • Sanzioni penali per chi diffonde in rete video relativi ai maltrattamenti di animali, anche se non è l’autore degli stessi;
  • L’istituzione di centri “protetti” di recupero per gli sequestrati;
  • La creazione di una Banca dati interforze sui reati contro gli animali;
  • La formazione specialistica interforze.

Smantellare una rete di combattimenti tra cani non significa solo salvare gli animali, ma anche scardinare una cultura basata sulla crudeltà e la violenza, mostrando l’impatto di una Giustizia empatica ed equa per ogni tipo di vittima, indipendentemente della specie di appartenenza.