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Gonzaga (MN): regolamento comunale limita allevamenti industriali, no di Regione e associazioni di categoria

Sosteniamo il Comune. Fondamentale prevedere limiti alla zootecnia.

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Ultimo aggiornamento

martedì 24 febbraio 2026

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Animali negli allevamenti

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Urgente un cambio di passo in tutta la Regione

È di questi giorni la notizia che Regione Lombardia presenterà ricorso al TAR di Brescia contro il Regolamento per la salvaguardia e lo sviluppo sostenibile del paesaggio del Comune di Gonzaga, in provincia di Mantova.

Noi di LAV continuiamo a sostenere il Comune di Gonzaga e ribadiamo l’urgenza di un cambio di passo in tutta la regione.

Siamo in Lombardia, la regione più zootecnica d’Italia, con quasi 4 milioni di maiali, 2 milioni tra bovini e bufalini, 23 milioni di avicoli, oltre 1 milione di conigli, tra gli altri, allevati sul territorio regionale nello stesso momento. E siamo nel triangolo zootecnico lombardo che si estende tra le provincie di Brescia, Cremona e proprio Mantova. Siamo quindi nell’occhio del ciclone dove gli impatti ambientali e sulla salute pubblica di questo modello si fanno vedere in tutta la loro forza Lorenza Bianchi - responsabile area animali negli allevamenti LAV

La scelta della Regione di attaccare Gonzaga, che ha deciso di governare l’attività zootecnica in modo da limitarne gli impatti, mostra ancora una volta la miopia politica di non voler riconoscere la necessità di cambiare direzione e favorire attività che beneficino il territorio e non lo rendano invivibile. *

Una miopia sostenuta e rilanciata anche dalle associazioni di categoria che, non finiremo mai di stupirci, non sembrano voler cogliere le sfide di oggi e sostenere quindi i territori che presidiano nell’innovarsi e favorire attività agricole resilienti e che guardano al futuro.

L’impatto ambientale dei grandi stabilimenti zootecnici che costellano il territorio lombardo, incluso il mantovano, non è un mistero.

È un modello che si basa su capannoni chiusi dove sono stipati fino a decine (o anche centinaia) di migliaia di animali, a seconda della specie, senza alcun rapporto con la terra.

L’allevamento intensivo è caratterizzato da altissime densità e utilizzo di mangimi provenienti da altrove, capannoni in cemento, piazzali per la movimentazione dei mezzi, vasconi per i liquami.

Da questo modello dipendono gli effetti invasivi su chi abita i territori, a partire da aria irrespirabile, massiccia concentrazione di ammoniaca (precursore delle polveri sottili che tanto vessano la pianura padana), traffico pesante, solo per nominarne alcuni.

L’allevamento è prigionia, sofferenza e morte per gli animali, vittime e ingranaggi di un modello che non funziona. Nessuno può confutare questa verità.

Noi di LAV continueremo a ribadirlo e a sostenere istituzioni e cittadini su tutto il territorio che si oppongono a nuove costruzioni e ampliamenti di allevamenti in favore di un modello diverso di sviluppo locale.

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* La stessa Regione Lombardia aveva approvato all’unanimità una deliberazione, ancora nel 2022, che impegnava il Presidente della Giunta regionale e l’Assessore competente “a prevedere una moratoria alle nuove autorizzazioni per nuovi impianti/ampliamenti di allevamenti intensivi a causa dei contesti ambientali, sanitari ed economici”.