Scongiurato l’attacco frontale della Regione.
È stata pubblicata questa mattina la decisione del Consiglio di Stato, sezione sesta, che, in riforma dell’ordinanza del TAR Molise, impone la sospensione della delibera regionale con la quale a dicembre scorso era stato approvato il Piano straordinario regionale di gestione e contenimento della fauna selvatica, affidando ai cacciatori l’uccisione di un numero imprecisato di animali selvatici appartenenti a diverse specie come daino, cervo, capriolo, nutria, coniglio selvatico, minilepre, istrice e tasso, volpe, colombo di città, tortora dal collare orientale, cornacchia grigia e gazza, cormorano, storno, parrocchetto dal collare.
Le motivazioni alla base della pronuncia sono molto forti e accolgono le argomentazioni portate in giudizio da LAV e LNDC, rappresentate dagli avvocati Michele Pezone ed Herbert Simone.
Il Consiglio di Stato ha infatti ritenuto necessario sospendere l’efficacia dell’atto a firma del Presidente Roberti, in quanto ha riconosciuto che l’atto regionale avrebbe potuto determinare l’uccisione illegittima di animali selvatici.
Inoltre, i giudici del Consiglio di Stato hanno rilevato che il ricorso delle associazioni riporta “profili di fondatezza” in riferimento alla mancata previsione di limiti quantitativi e temporali di prelievo delle numerose specie di animali selvatici condannate a morte dalla Regione.
Viene inoltre evidenziata la mancata istruttoria della Regione Molise relativamente:
(i) ai danni asseritamente provocati da ognuna delle varie specie per le quali l’atto impugnato prevede di dar corso a misure di controllo (cioè uccisione) e quindi in ordine alle ragioni per cui è necessario dare corso a tali misure per tutte le specie animali indicate (essendo dunque necessaria una specifica istruttoria per ciascuna specie);
(ii) al monitoraggio preventivo delle specie medesime e a come si coordini l’attività di controllo con la normale attività venatoria, al fine di preservare la vitalità delle specie contemplate nell’atto impugnato;
(iii) alla adeguatezza e proporzionalità delle misure di controllo indicate nell’atto impugnato, e in particolare in ordine alla necessità di adottare misure cruente.
Mentre a livello nazionale la maggioranza parlamentare si sta prodigando per demolire le poche tutele ancora garantite agli animali selvatici, a tutto ed esclusivo vantaggio dei cacciatori, siamo molto felici di essere riusciti a bloccare la deriva filo venatoria della Regione Molise. Rinnoviamo perciò il nostro appello al Presidente Roberti, perché cancelli il piano censurato dal Consiglio di Stato, i n favore di metodi non cruenti per favorire la convivenza pacifica con gli animali selvatici.