Facciamo chiarezza chiedendolo a un esperto: la dottoressa Michela Barbarese, Cosmetologa e Regulatory Affairs Specialist.
L’estate porta con sé vacanze e giornate spese all’aria aperta, tra i prodotti cosmetici più usati ci sono i solari; in molti però non sanno, che i filtri in essi contenuti, sono spesso testati su animali arginando la direttiva europea che vede vietati gli esperimenti su animali per ingredienti e prodotti ad uso cosmetico.
Come LAV gestiamo, da decenni, uno standard per garantire al consumatore un acquisto etico, infatti, nonostante la grande vittoria animalista di aver ottenuto la legge che ha creato un cambiamento mondiale per gli animali e la ricerca bandendo i test cosmetici su cavie, restano ancora molti i lati oscuri e i meandri all’interno dei quali si nascondono poche garanzie per i cittadini e torture per gli animali. Facciamo chiarezza chiedendolo a un esperto: la dottoressa Michela Barbarese, Cosmetologa e Regulatory Affairs Specialist
PAROLA ALL’ESPERTO:
Parlare di sperimentazione animale in campo cosmetico implica di primo acchito una certa difficoltà dal punto di vista morale. Fortunatamente arrivano buone notizie che vedono sempre di più coinvolgere associazioni, industrie e ricercatori con un’unica finalità: eliminare gli animali per effettuare test in laboratorio.
La legislazione che vieta l’utilizzo di animali in questo ambito purtroppo non è uguale in tutti i paesi nel mondo e questo crea nel consumatore una certa confusione nella scelta del cosmetico “giusto” da utilizzare. Proviamo a fare chiarezza.
Il percorso che ha portato al divieto di test sugli animali nell’Unione Europea è iniziato nei primi anni 90: si vietò infatti di vendere cosmetici che fossero testati su animali. Ma questo si riferiva solo al prodotto finito e non agli ingredienti di cui era costituito.
La sua entrata in vigore risale al 2004 e dal 2009 è seguito il divieto di testare sugli animali gli ingredienti usati nei prodotti cosmetici per la valutazione della tossicità acuta, ossia quella che si può verificare in tempi molto ridotti. Questo purtroppo all’epoca riguardava solo i cosmetici nuovi, quelli prodotti dopo l’entrata in vigore del bando, poichè quelli già sul mercato potevano continuare ad essere venduti confermando la validità dei risultati degli studi di riferimento impiegati su animali.
Solo nel 2013 finalmente il Regolamento Cosmetico 1223/2009 del Parlamento Europeo sancì il definitivo divieto di vendere prodotti cosmetici finiti i cui ingredienti fossero stati testati su animali. C’è un altro aspetto che è importante evidenziare: il divieto non si riferì solo ai test sugli animali ma anche alla commercializzazione dei prodotti.
Infatti nell’Unione europea è vietato importare e vendere cosmetici che siano stati testati sugli animali anche se tali test sono stati condotti al di fuori dell’UE.
L’Unione europea è stata la prima a vietare i test sugli animali per i prodotti cosmetici, ma diversi altri Paesi l’hanno seguita in questa scelta. Per esempio Norvegia, Svizzera, Liechtenstein e Islanda hanno implementato un divieto in linea con quello europeo. In diversi Paesi del mondo è oggi vietata la sperimentazione animale per i prodotti cosmetici: è il caso, per esempio, di Australia, Nuova Zelanda, Canada, Cile e Taiwan.
Molti altri hanno vietato anche l’importazione di cosmetici che siano stati testati altrove sugli animali: è il caso di Israele, India, Colombia e Messico. Ma il Regolamento Europeo 1223/2009 non è l’unico a cui le materie prime di cui sono costituiti i cosmetici devono sottostare.
Teniamo presente che i cosmetici sono prodotti costituiti da ingredienti chimici e ogni sostanza chimica che sia prodotto o importato in UE in quantità superiori a una tonnellata/anno è sottoposto al Regolamento Europeo REACH (Registration, Evaluation, Authorisation and Restriction of Chemicals), dedicato alla tutela della salute umana e dell’ambiente.
Purtroppo accade ancora che, nel momento in cui non si hanno informazioni sufficienti riguardanti la pericolosità e la tossicità della
sostanza, quest’ultima possa essere testata su animali vertebrati solo in caso sia strettamente necessario. In alcuni casi, questo può significare che per un ingrediente cosmetico potrebbero essere richiesti test sugli animali per valutarne rischi ambientali o per la sicurezza di lavoratori esposti alla sostanza durante la produzione se rientrano nei criteri specifici del Regolamento REACH.
Questo solo se non sono disponibili metodi alternativi, che altrimenti devono obbligatoriamente essere scelti al posto dell’animale in accordo con la Direttiva UE per la protezione degli animali usati a fini scientifici (Direttiva 2010/63 UE)
Attualmente, comunque, il regolamento REACH è in revisione: tra i punti che la Commissione europea sta valutando vi è proprio quello dei test sugli animali. Infine, vale la pena precisare che il regolamento REACH non si applica comunque ai prodotti cosmetici finiti ma solo alle singole sostanze chimiche, per cui non possono essere richiesti test sugli animali per la tutela dei consumatori o di eventuali lavoratori finali che li maneggiano (per esempio parrucchieri, estetisti ecc…)
Ci sono le buone notizie? Si! Ad oggi esistono metodi alternativi validati e consolidati soprattutto per testare la tossicità locale di alcuni ingredienti che potrebbero provocare sensibilizzazione della cute, l’irritazione dermica e oculare e la fototossicità (reazioni cutanee anomale che si verificano dopo aver applicato un cosmetico ed esserci esposti alla luce).
Questi metodi comprendono, in particolare, modelli di epidermide e cornea ricostruita, usati appunto per i test di irritazione cutanea e oculare. Si tratta di colture cresciute in 3D in laboratorio, per meglio simulare la situazione naturale delle cellule, che utilizzano cheratinociti umani, derivanti per esempio da espianti di cute.
Alcune grandi aziende europee del settore cosmetico mirano e si impegnano alla promozione della sperimentazione senza animali e hanno accolto fin da subito con favore il dibattito aperto presentato a Bruxelles nel 2023 dall’Iniziativa dei Cittadini Europei "Salvare i cosmetici cruelty free: impegnarsi per un'Europa senza sperimentazione animale" che contribuì a sollevare importanti interrogativi.
Teniamo ben presenti le parole espresse dalla Professoressa Mariachiara Tallacchini, docente di Filosofia del Diritto all’Università Cattolica di Piacenza, che da anni studia le implicazioni filosofiche dell’uso animale nella ricerca: “Le ricerche sul benessere animale ci hanno mostrato sia che gli animali soffrono, sia come trattarli nel rispetto dei loro bisogni etologici. Tutto questo è incompatibile con il continuare a concepirli come oggetti”.
Ad oggi il settore cosmetico ha dimostrato un impegno forte e duraturo e garantito da investimenti significativi per far avanzare il progresso scientifico, sviluppare nuovi approcci e guidare cambiamenti di paradigma innovativi nei test e nella valutazione della sicurezza, capaci di soddisfare le esigenze normative.
Tra scienza e società vige un rapporto di reciproca influenza. La nostra conoscenza impatta su ciò che facciamo e pensiamo del mondo e ciò che sappiamo della realtà diventa così un indicatore per come comportarci.