Home | Notizie | Darwin Day 2026: la Celebrazione di Tutti gli Animali

Darwin Day 2026: la Celebrazione di Tutti gli Animali

Oggi il mondo celebra il 217° compleanno di Charles Robert Darwin, uno dei più prolifici e celebri pensatori della storia dell’umanità.

Leggi l'articolo

Ultimo aggiornamento

giovedì 12 febbraio 2026

Topic


Condividi

Darwin aveva già scorto e indicato l’orizzonte da seguire più di un secolo e mezzo fa

Oggi il mondo celebra il 217° compleanno di Charles Robert Darwin, uno dei più prolifici e celebri pensatori della storia dell’umanità. Non solo è annoverato tra i fondatori della biologia moderna, che ha rivoluzionato con la sua teoria della selezione naturale, ma Darwin è giustamente commemorato anche come scienziato modello, come tenace paladino del metodo scientifico.

Tuttavia, il naturalista inglese rappresenta molto più di questo: il darwinismo ha innescato una vera e propria apocalisse, la fine di un millenario modo di concepire noi stessi e l’ambiente in cui siamo immersi.

Sottovalutando ciò, ogni anno i festeggiamenti del Darwin Day si riducono all’elogio dei cosiddetti “servizi ecosistemici”, dei vantaggi che l’Uomo trae dalla natura, anche sfruttando e ammazzando gli animali che la abitano.

Oppure, i più sofisticati celebrano questa ricorrenza lodando la “biodiversità”, la pluralità di forme di vita presenti sul nostro pianeta, riducendo gli animali a elementi paesaggistici per la contemplazione dell’Uomo. Quindi, che siano stati creati da Dio o si siano evoluti naturalmente poco importa, gli altri animali esistono a uso e consumo, concreto o estetico, della specie superiore, l’Homo sapiens.

Eppure, come scrive il padre della psicoanalisi Sigmund Freud, Darwin avrebbe dovuto “mortificare”, “ferire” nell’orgoglio ciascun umano, dimostrandogli di non essere diverso, né tantomeno migliore, rispetto agli altri animali.

Proprio per questa ragione, l’evoluzionismo darwiniano dovette affrontare molti travisamenti e ostacoli apparentemente insormontabili prima di essere compreso e valorizzato, anche se la ricorrenza con cui si celebra la sua nascita palesa quanto siamo ancora distanti dalla piena assimilazione della lezione del filosofo inglese.

Il significato del Darwin Day dovrebbe essere piuttosto semplice: rispettare gli altri animali con cui condividiamo la Terra. Infatti, essendo noi oramai pienamente consapevoli di essere soltanto una delle innumerevoli specie di animali, non la creazione più simile a Dio né la forma di vita “più evoluta”, non abbiamo più nessuna scusa per escludere gli altri animali dalla sfera della morale, per negare loro un trattamento rispettoso dei loro interessi e bisogni, lo stesso che garantiamo ai nostri conspecifici (1).

Ma questo orizzonte, dopo più di due secoli dalla nascita di Darwin, resta ancora un mero miraggio, un traguardo ripudiato in nome del tradizionale dominio dell’Uomo sul resto dei viventi.

Così, si dimostra quanto sia sfumata la differenza tra i sedicenti eredi ed estimatori del biologo inglese e coloro che se ne fregano di conservare gli ecosistemi affinché le persone possano sfruttarli anche in futuro e, a maggior ragione, affinché qualcuno possa godersi la bellezza della Natura incontaminata.

Per entrambe le fazioni l’unica cosa che conta davvero è l’Uomo e i suoi interessi, esattamente come nell’antiquata visione creazionista della vita. Infatti, a imbracciare i fucili non sono solamente coloro che rifiutano la coesistenza con gli altri animali, ma anche chi ambisce a raggiungerla illudendosi che uccidere sia, paradossalmente, un modo per convivere.

Eppure, lo stesso Darwin aveva già scorto e indicato l’orizzonte da seguire più di un secolo e mezzo fa, quando scriveva: “la vera idea di umanità (…) sembra che sorga per caso dalle nostre simpatie, che si vengono sempre più teneramente e ampiamente diffondendo, fino a che si estendono a tutti gli esseri viventi”.(2)

(1) Si consiglia la lettura di: Rachels, J. (1996). Creati dagli Animali. Implicazioni Morali del Darwinismo. Einaudi. Milano.

(2) Cit. Darwin, C. (2011). L’Origine dell’Uomo e la Selezione Sessuale. Newton Compton Editori. Roma. p.108.