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Toscana: due delibere, un’unica direzione: più fucili e meno tutela della natura

Come LAV chiediamo lo stop alle uccisioni di animali selvatici nelle aree considerate non vocate esclusivamente sulla base degli interessi economici degli agricoltori.

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venerdì 26 giugno 2026

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#toscana
Animali selvatici

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Proteggere la biocomplessità significa proteggere anche il futuro economico e ambientale della Toscana

Due provvedimenti della Regione Toscana accendono il confronto sulla gestione della convivenza con gli animali selvatici. Come LAV denunciamo il rischio di un approccio fondato esclusivamente sull’uso delle armi da fuoco invece che sulla prevenzione e sulla tutela degli ecosistemi come sancito dall’articolo 9 della Costituzione.

La Delibera regionale n. 564 dell’11 maggio 2026 approva un piano triennale per la gestione venatoria di caprioli, cervi, daini e mufloni che, nelle cosiddette “aree non vocate”, può arrivare a prevedere uccisioni pari all’intera consistenza stimata delle popolazioni presenti. Secondo noi, questo significa puntare all’azzeramento locale degli ungulati in vaste aree del territorio, coinvolgendo anche femmine adulte e giovani animali.

A questo si aggiunge la Delibera n. 88 del 9 febbraio 2026, con cui la Regione estende i piani di controllo del cinghiale alle 42 Riserve Naturali regionali, aree nate per la tutela degli animali e della natura e dove la caccia è vietata. Evidenziamo che molte di queste riserve ricadono in siti della Rete Natura 2000 e che l’introduzione di interventi con armi da fuoco incide su tutti gli animali che vivono in quelle zone e su ambienti particolarmente delicati come zone umide e aree di nidificazione.

Richiamiamo l’attenzione sulla necessità di considerare fattori spesso esclusi dal dibattito: perdita di habitat, trasformazioni agricole, consumo di suolo e assenza di adeguate misure preventive incruente per contenere i danni alle colture. Il conflitto tra attività umane e animali selvatici non può essere risolto attribuendo agli animali la responsabilità di problemi ambientali generati da decenni di pressione antropica.

Oltretutto la revisione costituzionale del 2022 (artt. 9 e 41) ha sancito che la tutela della biodiversità e degli ecosistemi sono oggi principi fondamentali, e l'attività economica non può svolgersi in danno all'ambiente. Noi di LAV riteniamo che una delibera che prevede l’uccisione sistematicamente degli animali selvatici, considerandoli elemento di disturbo e ospiti indesiderati ove vi siano coltivazioni, si ponga in diretta tensione con questo principio.

Affrontare il rapporto tra fauna e territorio attraverso il mirino dei cacciatori significa continuare a utilizzare un metodo che nel corso dei decenni ha dimostrato tutta la sua violenta inefficacia e rinunciare a una gestione funzionale e soprattutto incruenta della convivenza tra animali selvatici e le attività umane che si realizzano sui loro territori, basata su prevenzione, conoscenza scientifica e tutela degli equilibri naturali. LAV

Le nostre richieste alla Regione Toscana:

  • sospendere i piani di abbattimento nelle aree non vocate in attesa di una verifica complessiva;
  • sospendere l’uso delle armi da fuoco nelle Riserve Naturali regionali, privilegiando interventi di prevenzione;
  • garantire trasparenza sulla destinazione delle carcasse e sugli eventuali aspetti economici collegati ai piani di prelievo;
  • introdurre criteri scientifici completi nella valutazione delle popolazioni animali e degli ecosistemi.
Proteggere la biocomplessità significa proteggere anche il futuro economico e ambientale della Toscana. La fauna selvatica non può essere considerata un problema da eliminare, ma una componente fondamentale degli ecosistemi. LAV