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State of the Union: nel suo discorso annuale Ursula von der Leyen lascia indietro gli animali

E ancora una volta le parole sono rimaste solo questo, parole vuote.

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Ultimo aggiornamento

giovedì 17 settembre 2026

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Animali negli allevamenti

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Le leggi di tutela degli animali sono obsolete inadatte a rispondere alle esigenze di cambiamento richiesto sempre più a gran voce dai cittadini europei.

Words are good. But deeds are better.
Le parole vanno bene, ma meglio i fatti.

Queste le parole di Ursula von der Leyen nel discorso che ha tenuto ieri per il consueto appuntamento annuale sullo State of the Union. Ben auguranti, si potrebbe pensare. Eppure, ancora una volta la tutela degli animali in Europa non ha trovato posto nel lungo discorso della Presidente della Commissione.

La stessa Commissione che aveva anni fa formalmente promesso, con il Green Deal e la strategia Farm to fork, una revisione complessiva e articolata di tutte le leggi di tutela degli animali nell’Unione, che sono datate, obsolete, superate dalla conoscenza scientifica e inadatte a rispondere alle esigenze di tutela degli animali e di cambiamento richiesto sempre più a gran voce dai cittadini europei.

Iniziative dei cittadini, strumenti formali e codificati dal diritto UE, hanno mostrato che milioni di persone vogliono superare la crudeltà delle gabbie negli allevamenti, così come la crudeltà dell’allevamento per gli animali usati per la loro pelliccia.

Due dei tantissimi esempi di crudeltà e sfruttamento che tutt’ora sono legali in UE. Questi sono i fatti:

  • Castrazione senza anestesia e analgesici per i suinetti appena nati.
  • Separazione del vitello appena nato dalla madre.
    Mutilazioni che lasciano un dolore cronico a galline, tacchini, polli, maiali.
  • Sovraffollamento.
  • Sporcizia e squallore.
  • Manipolazioni violente.
  • Trasporti che espongono oltre un miliardo di animali all’anno a condizioni brutali.
  • E infine l’uccisione al macello.

Questa è la realtà dell’allevamento di animali. Questi sono i fatti, non nascosti da parole di green e animal washing.

Questa la realtà che la Commissione aveva promesso di prendere in mano, iniziando a rivedere tutto il pacchetto normativo entro il 2023. Siamo nel 2026, con una causa aperta contro la stessa Commissione alla Corte di Giustizia europea per mancata azione proprio sulla previsione di divieto dell’uso di gabbie, dove gli animali rimangono confinati senza nemmeno potersi girare su loro stessi.

Il sistema zootecnico è una tortura costante. L’Unione Europea si erge a paladina della protezione degli animali, dell’“animal welfare”, vantando leggi migliori che nel resto del mondo.

Ma è una bugia, e ancora una volta le parole sono rimaste solo questo, parole vuote. Senza alcuna considerazione per le richieste democratiche dei cittadini, che le istituzioni europee hanno mandato di rappresentare. Senza alcun riconoscimento dell’importanza e urgenza di mettere mano al sistema più crudele che ancora è legale in questo mondo, inclusa L’Europa. L’allevamento di animali a scopi alimentari.