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Decreto Legge Peste Suina: Senato non approva gli emendamenti favorevoli alla caccia "no-limits"

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Ultimo aggiornamento

mercoledì 30 marzo 2022
Foto di Andrea Morabito

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È stato approvato ieri in prima lettura al Senato il testo di conversione in Legge del Decreto Legge sulla Peste Suina Africana.

L’occasione ha attratto alcuni Senatori (Bruzzone-Lega, Taricco-Pd, Zaffini e La Pietra-FdI) fortemente schierati a favore delle richieste della lobby venatoria, che nel percorso legislativo hanno individuato per l’ennesima volta la possibilità di liberalizzare la caccia al cinghiale e ad altre specie in tutta Italia.

Fortunatamente, la maggior parte di tali emendamenti sono stati respinti e altri fortemente depotenziati, restano però tuttora valide le indicazioni riportate nella prima stesura del testo del Governo, che prevedono la possibilità di implementare piani di eradicazione della Peste Suina attraverso l’attuazione di piani di abbattimento dei cinghiali, anche in Regioni esenti dal virus, una disposizione illogica che può tradursi in un pretesto per liberalizzare la caccia, infrangendo i limiti oggi imposti dalle norme nazionali.

In questo panorama, decisamente poco rassicurante per la tutela degli animali selvatici e dei cinghiali in particolare, si evidenzia l’introduzione di una disposizione che impone l’adeguamento dei piani regionali alle disposizioni impartite da ISPRA, l’Istituto pubblico di ricerca sulla fauna selvatica, il 25 gennaio scorso.

“Il rispetto di tali indicazioni sarà fondamentale per attuare azioni senza essere un pretesto per liberalizzare surrettiziamente la caccia ai cinghiali e altre specie in tutto il Paese”, dichiara Massimo Vitturi, responsabile LAV, Animali Selvatici.

Ispra precisa, infatti, che non esiste alcuna relazione fra la densità dei cinghiali sul territorio e la possibilità di diffusione della PSA, indicando quindi che non ha alcun senso perseguire la riduzione del numero di cinghiali allo scopo di e radicare il virus, ancor di più in Regioni e aree da questo indenni.

Il Decreto Legge prevede anche indicazioni sulla gestione dell’epidemia rispetto ai suini detenuti negli allevamenti: per sostenere il settore, viene chiesto lo stanziamento di ulteriori risorse per far fronte alla minaccia sanitaria che si aggiunge alla situazione di crisi derivante dai costi dei mangimi e dell’energia.

“Bisogna riconoscere che la malattia è radicata in seno al sistema stesso di produzione alimentare, che si basa sullo sfruttamento di esseri senzienti, considerati come mere unità produttive e, in quanto tali, mere fonti di guadagno o di perdita – dichiara Lorenza Bianchi, responsabile LAV, Animali negli Allevamenti - Tali animali, sfruttati a partire dalla loro selezione genetica e per tutto l’arco della loro breve esistenza, sono le vittime silenziose di un sistema eticamente inaccettabile ed insostenibile, sia dal punto di vista ambientale che per le implicazioni sociali ed economiche. La soluzione c’è: non basare più la nostra alimentazione sulla sofferenza degli animali”.

Positivi infine gli ordini del giorno (De Petris-Leu, Nugnes-Misto e Pirro-M5S) che impegnano il Governo a prevedere misure di biosicurezza non cruente per i suidi detenuti come animali da affezione, su cui il Ministero della Salute si è già espresso chiaramente, non prevedendo per loro misure cruente come l’abbattimento preventivo, e annunciando un imminente provvedimento che disciplini la corretta registrazione dei suidi tenuti a fini non produttivi e non commerciali in Banca Dati Nazionale, di cui siamo in attesa per dare pieno riconoscimento e tutele piene a questi animali.